Toscana
«Ogni anno milioni per i poveri»
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La fila alla mensa della Caritas (foto di archivio) Il sindaco risponde a padre Nike: ecco come aiutiamo le famiglie
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LIVORNO. «Caro padre Nike, ecco cosa facciamo per i poveri». E via con i numeri e le cifre dell'assistenza sociale livornese. Il sindaco Alessandro Cosimi ha deciso di scrivere al Tirreno dopo lo scontro andato in scena via Facebook con il parroco della Rosa, padre Maurizio De Sanctis, per tutti padre Nike. Com'è noto la parrocchia "adotterà" il nascituro di una coppia del quartiere, comprando quanto necessario per il vivere quotidiano del piccolo. Il prete avrebbe così convinto la futura mamma a non interrompere la gravidanza per problemi economici (già tre figli, solo uno stipendio). Il prete ha raccontato la vicenda ai fedeli durante la messa e su Facebook. Il sindaco, sulla stampa, ha sottolineato che «sarebbe dovuta restare riservata come una confessione». Lui gli ha risposto per le rime, sempre sulle pagine digitali del social network: «Non è stata violata alcuna privacy, e poi perché il Comune non fa nulla per i poveri». Ecco la risposta del primo cittadino e dell'amministrazione. Che cosa fa il Comune per i poveri? Ritengo opportuno fornire una risposta puntuale, ricca di cifre e dati, a questa domanda così esplicita che Padre Maurizio de Sanctis (Padre "Nike") mi rivolge dalle pagine del Tirreno. Una domanda più che lecita, ma che mi stupisce moltissimo per il contesto in cui è rivolta e per il tono così polemico e - mi permetto di dire - sopra le righe. Il Comune - che oggi destina, su 145 milioni di bilancio comunale annuale, 26 milioni di euro al sociale - per sua tradizione, e per ferma convinzione delle Amministrazioni che dal dopoguerra ad oggi lo hanno guidato, ha sempre fatto moltissimo per contrastare le povertà. E lo ha fatto anche in uno stretto rapporto di collaborazione, stima e fiducia con la Curia e con la Caritas. A quest'ultima, tanto per fornire un nudo dato, il Comune eroga ogni anno cifre importanti: per esempio 100mila euro per il servizio mensa quotidiano agli indigenti; 13mila euro per la gestione dei 350 mila euro che il Comune destina alle Card ricaricabili per l'acquisto generi di prima necessità (servizio che appunto la Caritas gestisce per conto del Comune); 20mila euro per 4 alloggi gestiti direttamente dalla Caritas (più 26mila euro che vengono dati alla parrocchia di Santa Lucia per fornire pasti agli indigenti). Si tratta di cifre molto significative, che il Comune assegna alla Caritas con un meccanismo di affidamento diretto, e senza mai aver avuto necessità di rendicontazione, proprio per il rapporto di assoluta fiducia che ci lega a questa realtà cittadina. Voglio aggiungere ciò che il Comune fa con i progetti destinati ai minori: 50 mila euro destinati ai prodotti per la prima infanzia (ne hanno usufruito nel 2011 ben 83 famiglie); 300mila euro destinati alle famiglie che hanno minori in affidamento (71 casi); 60 mila euro per i centri estivi per i minori; 290mila euro per interventi educativi rivolti a famiglie in disagio sociale con minori. C'è poi una cifra importante (1 milione e mezzo circa) per 2 case famiglia con bambini (15 ospiti) e per 40 bambini inseriti in strutture fuori città su assegnazione del Tribunale dei Minori di Firenze. Vi è poi la casa per madri con bambini, "Il melo", attiva da anni, che può accogliere a rotazione fino a 5 nuclei (nel 2011 ne sono stati ospitati 12), con un costo annuo di 266 mila euro, mentre il Centro Affidi del Comune segue 90 bambini in affido ad altrettante famiglie. Questi numeri si inseriscono in un quadro che vede le 23 assistenti sociali del Comune avere in carico 3608 famiglie con minori (sempre nel 2011), di cui 779 casi arrivati ai Servizi quest'anno. Il totale degli altri casi seguiti (anziani, marginalità e handicap) è di 10381. A tutto ciò si affiancano strutture e servizi per le marginalità, gli anziani e i disabili: 400 mila euro che finanziano la Casa delle Donne (14 ospiti), i due centri Homeless con 30 posti, i centriplurifamiliari (Camilli e Casa Firenze, con 5 nuclei ciascuno), il centro di pronta accoglienza Sefa con 10 posti, un'altra casa con 8 singoli e 3 nuclei familiari, 8 posti in albergo per l'emergenza freddo, tutto gestito dal nostro servizio di Portineria insieme all'Arci, che ne garantisce gli ingressi, la permanenza e la rotazione. Per l'assistenza diretta e indiretta per anziani e non persone autosufficienti sono destinati oltre 2 milioni di euro (assistenza socio sanitaria, contributi per affitti e bollette, progetto denominato "Anziani fragili"). Circa 3 milioni per i disabili (assistenza domiciliare e scolastica, residenze, centri diurni, ausili, abbattimento barriere architettoniche ecc). Considero questi dati e queste cifre parte della missione che ci è stata consegnata dai cittadini. Per questo insisto sulla necessaria sobrietà dell'informazione. E voglio sottolineare che tutta questa "impalcatura" di numeri, è retta dalla dedizione e dall'impegno di quei dipendenti comunali - nei confronti dei quali Padre "Nike" ha espresso giudizi ingenerosi e ingiustificati - che tutti i giorni affrontano un lavoro fatto di drammi, ma anche di gioia per i casi risolti, per le persone aiutate a inserirsi in un percorso positivo nella società. Casomai non si deve dimenticare che questi soldi che il Comune eroga per il sociale, fruttano ancora di più grazie a una componente importantissima di questa città: il volontariato, che aiuta l'Amministrazione a far giungere alle persone fisiche le risorse messe a disposizione. Si potrebbe fare ancora di più? Sono convinto che, specie in un momento in cui la crisi economica morde con particolare ferocia, ci sia bisogno di maggiore coesione, pur nella diversità di vedute e di approcci, invece di esaltare le differenze e i protagonismi individuali. Dobbiamo mirare tutti a una progettualità di sostegno non occasionale alle persone più deboli. Per questo l'amministrazione comunale si farà carico nel prossimo mese di gennaio di proporre alla città una ulteriore occasione di analisi e di costruzione di strategie per affrontare le criticità e i disagi esistenti e quelli che purtroppo si acuiranno con la crisi e con la drastica riduzione delle risorse destinate agli enti locali a fronte di un imponente aumento della pressione fiscale sui lavoratori e sui pensionati. Chiudo dicendo che forse collaborare, creando fiducia nelle relazioni, è la maniera per fare di più.
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