Gioco
Il presidente: non accetto lezioni di rigore da Monti, anchio rinunciai ai soldi del doppio incarico
La Provincia sparirà così
Kutufà: macché risparmi, è un boomerang e ve lo dimostro
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LIVORNO. Giorgio Kutufà è la quintessenza del moderatismo ma veder sbatacchiare le Province fuori dalla scena istituzionale lo manda in bestia. «Non potevano tagliare numero o prebedende dei parlamentari perché altrimenti si scordavano l'ok alla manovra. Non potevano prendersela con Regioni e Comuni perché sono realtà forti. Non restava che accanirsi su noi delle Province, l'anello debole dato in pasto all'anti-politica come se fossimo parassiti. Ecco, questo non mi va giù». Il presidente della Provincia si toglie un sassolone dalla scarpa: «Non accetto lezioni di rigore personale dal prof. Monti. Non l'ho mai detto prima ma, quando io ho avuto un doppio incarico, ho rinunciato a una indennità che aveva una bella sfilza di zeri». Kutufà non dice di più ma è chiaro che si riferisce al periodo in cui è stato presidente di Fidi Toscana e presidente più amministratore delegato del Bic: lirette svalutate sì, comunque erano 100 milioni. L'altro accenno personale riguarda il suo futuro individuale nel dopo-Provincia: «Farò il nonno, è la cosa che mi dà più soddisfazione». Poi però aggiunge: «No, non mollerò. Ma mi darò al volontariato». Non sta però qui il fuoco della conferenza stampa di fine anno (nella quale Kutufà rende anche un commosso omaggio al nostro collega Luciano De Majo, morto a 30 anni nel febbraio scorso). Pesa come un macigno il fatto che il "governo dei professori" ha deciso di far fuori le Province e anche Kutufà ammette che l'opinione pubblica «lo ha digerito senza fare una piega». Cosa accade ora? La Provincia non avrà più un consiglio (massimo 10 posti) eletto dai cittadini bensì nominato dai consigli comunali del territorio. E qui, secondo Kutufà, c'è un primo interrogativo: «Ora c'è la giunta che governa e c'è il consiglio che controlla, con maggioranza e opposizione. In futuro no: lo stesso organismo avrà in mano governo e controllo, chissà che fine faranno le voci contrarie». Non basta: bisognerà "pesare" i singoli Comuni per stabilire chi deve nominare i futuri consiglieri provinciali e quanti. Con un boomerang, secondo Kutufà: «La Regione sarà sempre più concentrata sulla propria capitale e su poche città, i piccoli Comuni saranno Cenerentole senza voce». Ma quando sparirete? «E' previsto che le Province come la nostra con scadenza 2014 - spiega il presidente - vadano avanti fino al loro termine naturale. Bisogna però vedere se nel frattempo saranno state suddivise le competenze fra Regione e Comuni: sarebbe umiliante galleggiare nel nulla come un guscio vuoto». Comunque entro fine aprile - ricorda Kutufà - verrà definito l'identikit del nuovo sistema elettorale. Nel 2012 Regioni e Stato diranno come si distribuiscono le competenze (e il personale) ora della Provincia. Ed è l'anno in cui verranno a scadere 8 consigli provinciali in tutta Italia, compreso Genova («se lì sarà nominato un commissario significa che tiranno a dritto»). E il personale, dove finirà? Kutufà ipotizza che andrà di pari passo con la redistribuzione delle competenze: se le strade dovessero andare alla Regione, lì finiranno i dipendenti di quel settore; se le scuole dovessero essere assegnate a ciascun Comune, idem. Ma questo porta con sé una incognita: e chi lavora in uffici come la segreteria, la ragioneria e simili? Kutufà immagina che alla futura Provincia ridisegnata potrebbe essere affidata la competenza sui finanziamenti comunitari. Questo, peraltro, è anche il mestiere di Provincia Sviluppo (17 addetti): già, che fine faranno le partecipazioni come l'Agenzia energetica Ealp o le società 100% come Provincia Sviluppo? Nessuno sa dare chiarimenti, tutt'al più ipotesi. C'è anche una beffa, dice Kutufà: «Si taglia un ente intermedio previsto in quasi tutti gli stati europei per risparmiare qualche soldo di indennità ai politici che verrà probabilmente assorbito dai maggiori oneri del contratto dei dipendenti che finiranno in Regione. Di più: tutto questo rimescolamento di lavoratori, in tandem con l'allungamento dell'età pensionabile, mi sembra abbia come prevedibile esito solo lo stop totale ai concorsi pubblici per anni». Ma Kutufà ne fa anche una questione di presidio del territorio di fronte all'uragano della crisi: «Abbiamo seguito 56 vertenze aziendali, 20 casse integrazioni speciali e altrettanti in deroga, 7 casi di mobilità, 3 contratti di solidarietà. E sul fronte dell'accesso al lavoro: 350 tirocini, 500 apprendistati, 554 voucher aziendali e 201 post-laurea. Moltiplichiamo tutto per dieci (le province in Toscana): ce la farà la Regione a seguire tutto questo?». M.Z.
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