Il Tirreno

Livorno

Due case per mamme sole in difficoltà

La rete della Caritas e il nuovo atteggiamento della Chiesa

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 LIVORNO. Mai stata tenera la Chiesa nei confronti dell'interruzione di gravidanza, ma pur senza modificare granché l'idea-guida, negli ultimi anni si è registrato un cambio di accenti non trascurabile: prima che insistere sui diritti dell'embrione o sulla data da quando l'ovulo fecondato si può considerare "vita" secondo la morale cattolica, ecco che i riflettori si spostano sull'azione sociale-pastorale di affiancamento ai genitori in difficoltà, soprattutto della donna.  Il vescovo Giusti è stato fra i primi ad adottare quest'orientamento pastorale, già dagli inizia del proprio mandato: ha spesso ripetuto di essersi trovato da parroco a «cercar di aiutare giovani donne di fronte al dramma dell'aborto».  Già da almeno sette anni, peraltro, la diocesi attraverso la Caritas si è dotata di una casa di accoglienza a sostegno della maternità difficile: ragazze madri, donne sole con figli in grave disagio, mogli separate da ex mariti violenti. Proprio nei giorni scorsi la Caritas in tandem con le Figlie di Sant'Anna ha aperto a Montenero una nuova struttura di accoglienza a Villa Benedetta.  E' in progetto che i due centri - l'uno nella zona di Sant'Agostino e l'altro non lontano da piazza delle Carrozze - facciano squadra con l'attribuzione di due ruoli diversi: da un lato, un polo di prima accoiglienza per tamponare situazioni di emergenza; dall'altro, una realtà più adatta alla seconda fase, quella del reinserimento nella società per riprenmdere a camminare con le proprie gambe. (m.z.)

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