Il Tirreno

Livorno

Lo chiamavano Galletto, una volta tornò a nuoto dal Molo Novo

Venezia piange Renzo Mancini vogatore, portuale e dirigente

Otello Chelli
<b>ADDIO GALLETTO </b>Renzo Mancini detto Galletto: ha fatto la storia (con i suoi due figli) dell&#146;armo del Venezia
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ADDIO GALLETTO Renzo Mancini detto Galletto: ha fatto la storia (con i suoi due figli) dell’armo del Venezia

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 LIVORNO. Renzo Mancini, detto "Galletto", è scomparso la vigilia di Natale e la Venezia è in lutto per la perdita di un autentico personaggio dell'antico rione e del Palio Marinaro. Le sue origini ardenzine non gli impedirono di diventare un veneziano verace e questa sua identità venne definitivamente sancita dalle sue vittorie sull'armo rossobianco e dall'impegno quale dirigente che ha rappresentato la cantina della Tura anche nei vari organismi delle competizioni remiere cittadine.  Un amore, quello per i colori rossobianchi, trasmesso nel dna anche ai suoi figli Stefano ("Gallettino") e Massimo ("Gallettone"), anch'essi due bandiere del Venezia plurivincitore negli anni '80. "Gallettone" era uno dei dieci vogatori che vinsero nel 1988 il primo "Trittico" della storia delle gare remiere, conquistando addirittura il Palio Marinaro alla boa 8, quella nella quale possono vincere soltanto le grandi ciurme.  Renzo Mancini abitava sul viale Caprera, proprio sotto la lapide che ricorda la nascita del vescovo santo Pio Alberto Del Corona ed era un autentico personaggio. Uomo fiero e battagliero, si è sempre impegnato in multiformi attività in favore del suo quartiere. La sua esistenza è stata quella del portuale che ha vissuto in stiva, nelle coperte e sui piazzali percorsi dal vento, ma le sue giornate le trascorreva nel suo rione e nella cantina rossobianca, dove tutti ricordano il suo ritorno e il suo impegno di fortissimo vogatore nella ciurma veneziana che negli anni della sua gioventù vinse parecchie gare.  Gigi Suardi, il presidente, del Venezia ricorda un episodio avvenuto nei mesi di dura preparazione: «Nel corso di un allenamento "Galletto" era stato ripreso parecchie volte dall'allenatore, suo cognato Vincenzo Raveggi, una leggenda anche lui del Palio, a causa della "vogata alla bocchetta", tipica degli ardenzini. Non sopportando più quei rimbrotti e anche qualche soffocata risatina dei suoi compagni, si alzò tuffandosi fuori dal Molo Novo e se ne ritornò a nuoto in cantina. Scherzi, prese di bavero, ma tutto finì in una risata e ne gudagnò la naturale solidarietà che regnava sulle panche del gozzo rossobianco e quando fu il giorno del Palio, lo starter dette il colpo di pistola e non ci fu gara, il Venezia vinse in solitudine».  Un gran lavoratore, un autentico patito del suo rione. Non è un caso che al funerale - che si è svolto ieri -, abbia partecipato una folla numerosa di portuali e gente del mondo remiero.

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