Gioco
Muore studente a 15 anni ucciso da una malattia Choc al liceo Enriques
Lara Loreti
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LA PASSIONE PER LA BICI. Lorenzo amava andare in montain bike sulle colline A destra, la foto ricordo con dedica degli amici 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Lorenzo voleva vivere. E ha resistito fino all'ultimo istante, sopportando con coraggio e determinazione cicli di cure massacranti e invasive, dolori e trasferimenti da un ospedale all'altro. Tra delusioni e nuove speranze. Per andare via Lorenzo Fornaciari, 15 anni compiuti da pochi giorni, ha scelto il giorno prima della Vigilia di Natale: è morto venerdì all'ospedale di Pisa. Frequentava l'Enriques. Era ricoverato al Santa Chiara da qualche settimana, dopo aver subito una difficile operazione ai polmoni al Meyer di Firenze. «L'avevano dato per spacciato - racconta il padre Franco Fornaciari, ingegnere, ex dirigente dell'Eni e già amministratore delegato del Costero Gas - E invece ha resistito a un intervento molto complicato che lui stesso voleva fare, anche se una parte degli specialisti erano di parere contrario. Il chirurgo gli ha tolto una massa da due chili e mezzo che lo opprimeva tra le costole e i polmoni. E lui è riuscito a sopportare anche la difficile rianimazione». Un intervento atteso con grande speranza da Lorenzo, che aveva già sopportato la chemioterapia, purtroppo senza risultati positivi. Studente modello del liceo Enriques, velista categoria Optimist al circolo nautico Livorno del moletto Nazario Sauro e appassionato di montain bike, il quindicenne aveva scoperto la malattia a settembre: tre mesi terribili, trascorsi fra gli ospedali di Livorno, Pisa e Firenze, e senza poter andare a scuola. Ma le prime avvisaglie le aveva avute già ad aprile. Lo racconta il padre Franco: «In primavera aveva dei dolori sospetti alle costole e così lo portai in ospedale. I medici del pronto soccorso parlarono di dolore intercostale. A giugno, Lorenzo aveva ancora dei fastidi, allo stesso punto, ma anche in questo caso i medici dissero che si trattava di dolore intercostale. Allora io, attraverso il medico curante, gli feci fare un'ecografia che evidenziò una piccola lesione sotto le costole. Un ulteriore esame mostrò che in quel punto c'era una grossa massa». Crudele la sentenza della biopsia: sarcoma. «Il tumore più terribile che gli potesse capitare», è il commento doloroso del padre. È ancora estate, metà settembre, quando inizia il calvario di Lorenzo. Il ragazzo viene ricoverato nel reparto di oncoematologia di Pisa, diretto dal dottor Claudio Fabre. Gli specialisti fanno di tutto per contrastare la malattia e Lorenzo si rivela un paziente pieno di risorse e dal carattere combattivo oltre ogni misura. Ma quattro cicli di terapia non danno i risultati sperati. «Mio figlio è stato bombardato con le cure più forti, ma il male si è manifestato in tutta la sua tenacia», dice Franco. Lorenzo perde peso, non si rassegna, ma soffre tanto. È a quel punto che si decide per l'intervento. Tuttavia, dopo l'operazione, purtroppo, la malattia riemerge in tutta la sua caparbietà. «Due-tre giorni dopo l'operazione, sono ricominciati i dolori, soprattutto alle ossa - racconta il padre - Che strazio vederlo soffrire così e sentirgli dire: "È ingiusto, cosa ho fatto di male?"». Sono giorni di dolore per tutti. E dicembre è il mese più brutto. I genitori, l'avvocata Stefania Eynard, e Franco, con cui viveva sul viale Italia, i nonni pisani, i compagni di scuola e i professori: tutti in apprensione per lui. Il 23 il cuore di Lorenzo smette di battere. È la fine di una grande sofferenza, ma il dolore per la perdita non si può definire. Il giorno della Vigilia nella chiesa di San Paolo gremita, c'è l'addio a quel bravo ragazzo "con la marcia in più".
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