Il Tirreno

Livorno

L'usato per i bambini: le sorelle imprenditrici danno un calcio alla crisi

Ludovica Monarca
L'usato per i bambini: le sorelle imprenditrici danno un calcio alla crisi

Dagli abiti alle carrozzine: l'idea di Francesca e Laura un negozio che acquista e poi vende a prezzi scontati

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 LIVORNO. I bambini meritano il meglio, anche in momenti di crisi. Un patto d'amore che Francesca Pellegrini insieme alla sorella Laura ha trasformato in un'idea lavorativa innovativa aprendo il primo negozio dell'usato per bimbi di Livorno: "Di bimbo in bimbo". «A settembre sarebbe scaduto il mio contratto di operatrice sanitaria e così ho cominciato a pensare a come trovare un altro lavoro», racconta Francesca. Dopodichè, all'improvviso, è arrivata l'idea.  «Il mondo dell'infanzia e lo stare a contatto con le persone sono le mie due grandi passioni e così ho pensato di unire le due cose creandomi una nuova professione e fornendo anche un servizio utile ai molti genitori o ai nonni livornesi che possono trovare ciò di cui il loro bambino ha bisogno a prezzi scontati oppure vendere quello che non serve più».  Come funziona? Per mettere in vendita i propri oggetti basta prendere un appuntamento telefonico con le due sorelle (tel. 331 3823732). Gli articoli che il bambino non usa più verranno valutati, messi in esposizione gratuita in negozio e, al momento della vendita, sarà possibile riscuotere il 50% del prezzo stabilito.  Per quanto riguarda gli acquisti tutto funziona come un normale negozio, «la differenza sta solo nel prezzo perchè grazie ad una severa selezione la qualità degli articoli è pari al nuovo. E potete trovare di tutto: abbigliamento, giocattoli, box, lettini, fasciatoi...».  Un modo per risparmiare e riciclare in un momento economico difficile per tutti. Un successo costruito con fatica, impegno e passione da chi conosce bene le difficoltà del diventare genitori oggi. «Sono madre di un bambino di 21 mesi - racconta Francesca - e so quanto possa essere complicato, anche per una famiglia normale, riuscire a soddisfare le necessità del proprio figlio quando si ha davanti un futuro incerto e nemmeno la sicurezza di arrivare a fine mese. Mi piace pensare che con il mio lavoro posso, anche se in piccola parte, aiutare queste persone e supplire ai quasi inesistenti sostegni da parte delle amministrazioni e dello Stato che invece che incentivare a fare figli, mettono i bastoni tra le ruote. Sembra che fare un figlio sia una colpa, quando invece rappresenta un dono al futuro del nostro Paese».  È combattiva Francesca, una donna che non si ferma davanti alle difficoltà e tiene a mettere i puntini sulle "i" anche riguardo alla situazione di Livorno. «Non è vero, come si legge spesso, che in città non esistono giovani imprenditori. La verità è che mancano gli aiuti. A luglio, quando è nata la mia idea, mi sono iscritta a un progetto chiamato "Dall'idea all'impresa" gestito dal Pst-Bic di Livorno, in pratica finanziamenti a fondo perduto per le giovani imprese».  «Per mesi non ho ricevuto notizie dalla Provincia - aggiunge - fino a quando, a novembre, vengo informata che il progetto era stato sospeso e sostituito con un altro a cui però non avrei potuto partecipare in quanto avevo già cominciato i lavori in negozio e istituito l'impresa. Pensare che l'impiegata mi ha anche domandato stupita perché abbia portato avanti la mia idea senza aspettare il bando. Cosa avrei dovuto fare, pagare altri mesi d'affitto per niente? Eravamo in 40 iscritti al bando che è stato sospeso,i numeri dimostrano che le idee in città ci sono».  Idee che possono fare piccoli grandi rivoluzioni, come il caso del negozio di Francesca. Per altre informazioni: www.dibimboinbimbo.it

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