Gioco
Il vescovo fa l'architetto per Wojtyla
Il monsignore-progettista disegnerà per la Santa Sede la teca delle reliquie
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LIVORNO. La telefonata che è arrivata a monsignor Giusti dal Vaticano stavolta non voleva sincerarsi né di quanto i livornesi seguano i precetti della Chiesa né del grado di partecipazione ai sacramenti. Stavolta cercavano «l'architetto Giusti». Dall'altro capo del filo chi c'era? Il cardinale polacco Stanislaw Rylko, altissimo prelato che guida il Pontificio Consiglio dei Laici, una sorta di ministero della Santa Sede. Al monsignore-architetto - laureato negli anni settanta all'università di Firenze seguendo le orme di un maestro come Michelucci - è stato chiesto di progettare la teca per conservare fra le mura vaticane una reliquia di Wojtyla destinata a viaggiare per il mondo, come annuncia il giornale diocesano "La Settimana". Non è una sorpresa, quest'incarico a monsignor Giusti: ha progettato chiese come quella della Sacra Famiglia a Cecina e quella della Regina Pacis a Fornacette («la mia firma è una "croce esplosa"»), a Livorno ha seguito il restauro della vecchia pieve di Antignano e lo scorso anno è stato nominato dalla Conferenza episcopale come presidente del Comitato per la valutazione dei progetti di intervento in favore dei beni culturali ecclesiastici. In effetti il nome di Simone Giusti era già ben conosciuto nelle alte sfere della curia vaticana ben prima che fosse ordinato vescovo: e il riferimento non è solo alla sua attività al vertice dell'Azione cattolica ragazzi. Ha firmato cinque cappelle o di taluni "ministeri" o per alcuni fra i più importanti porporati. Ad esempio, per il Pontificio Consiglio per i Laici aveva già lavorato alla fine degli anni ottanta: su incarico del cardinal Pironio, un prelato finito anche nella lista del toto-papa e ora in pista per la bentificazione, aveva realizzato la nuova cappella per la preghiera. «La sede è nel Palazzo di San Calisto in Trastevere, - spiega monsignor Giusti - un edificio storico nel quale ogni architetto non può che entrare in punta di piedi. Io ho lavorato soprattutto attorno a una parete trasformata con legno, ceramica e carta batik, leggera e coloratissima, giocando con la luminosità della finestra che ha alle spalle per creare l'immagina di un albero della vita che si inserisce in mezzo ai toni caldi del rovere che contraddistingue l'ambiente». Il monsignore-architetto ha disegnato anche le cappelle personali del cardinal Etchegaray e del cardinal Mejia, oltre che la cappella della Congregazione Iustitia et Pax e quella per la Congregazione dei vescovi. Quest'ultima è quella dove Giusti, prima di essere ordinato vescovo, ha prestato giuramento. «Il cardinal Re - racconta sorridendo Giusti - mi ha sorpreso mentre stavo spostando un oggetto all'interno della cappella. Mi dice: ma lei è già stato qui? Io gli rispondo: eminenza, questa cappella l'ho progettata io e quell'oggetto era fuori posto». M.Z.
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