Il Tirreno

Livorno

«Costruiremo case per le famiglie sfrattate»

<b>IN CUCINA.</b> Il vescovo Giusti dietro ai fornelli della casa famiglia
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IN CUCINA. Il vescovo Giusti dietro ai fornelli della casa famiglia

Il vescovo: a gennaio 75 resteranno senza un alloggio, noi abbiamo dei progetti ma la burocrazia...

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 LIVORNO. «Questo dev'essere il tempo della piena occupazione». «Dobbiamo sostenere la lobby dei poveri». E ancora: «Emetteremo dei bond della diocesi». Il vescovo Simone Giusti coglie l'occasione dell'inaugurazione del Centro per la vita per spronare la città a fare qualcosa di concreto verso coloro che vivono un momento sempre più drammatico.  Davanti al sindaco Cosimi, al presidente della Provincia Kutufà, al prefetto Mannino, agli assessori Cantù e Nebbiai, al presidente della Fondazione Cassa Barsotti, monsignor Giusti punta il dito sui due gravi problemi della città: la crisi del mondo del lavoro e la conseguente emergenza abitativa. «A gennaio è previsto lo sfratto per 75 famiglie. Non persone che giocano ai cavalli, ma vittime della morosità incolpevole. Coppie che hanno perso il lavoro. E senza lavoro si ricade nella povertà». Per questo la diocesi si è mossa, e continuerà a farlo, su questi due temi collegati.  «Il parroco di Coteto - prosegue il Vescovo - si è impegnato ad aiutare tre famiglie che hanno lo sfratto esecutivo. La parrocchia si farà carico dei debiti e pagherà il loro affitto fino a quando non miglioreranno la loro condizione. Permettetemi di dire: altro che Ici!». Altre parrocchie sostengono invece persone in difficoltà tramite la possibilità di svolgere alcuni lavori socialmente utili. «Dobbiamo garantire la piena occupazione. Sembra un'utopia, ma è possibile». Come? «Attraverso una tassazione finalizzata a creare una cooperativa che porti nuove possibilità di impiego. Ben venga una tassazione globale: non in nome di altri sprechi, o di vantaggi per alcuni e svantaggi per altri, ma per aumentare le opportunità di occupazione per tutta la comunità».  La Chiesa livornese ha già individuato immobili sparsi per la città che potrebbero fornire la risposta all'emergenza abitativa. Una serie di spazi che potrebbe addirittura risolvere la criticità per ciascuna delle 75 famiglie a rischio sfratto. E se per alcuni locali è necessaria una ristrutturazione complessa, vero è anche che per altri già esistono progetti approvati e risorse finanziarie a disposizione. Ciò che manca, dunque, è solo la convenzione edilizia e l'ok a procedere. «Sono progetti da realizzare quanto prima - spiega Giusti -. Vogliamo accelerare i tempi, ma spesso ci scontriamo con una burocrazia un po' farraginosa». Ed è qui che entra in gioco la lobby dei poveri, un gruppo di "affari" a favore di chi ha più bisogno, in termini occupazionali, sociali ed economici: «Nel nuovo anno faremo incontri con le amministrazioni di Livorno, Collesalvetti, Rosignano e con la Provincia. Ai politici chiediamo di venirci incontro. Alcune pratiche devono arrivare presto in fondo, devono avere una corsia preferenziale». Altro aspetto cruciale è quello delle risorse economiche necessarie per sostenere i progetti. E anche in questo caso il vescovo non va tanto per il sottile: «Siamo disposti a trovare milioni di euro e a indebitarci pur di riuscirci. L'11 gennaio è previsto un incontro con chi si è dichiarato amico della nostra comunità: imprenditori, istituti di credito, altri enti, e chiunque altro sia mosso da buona volontà. Lanceremo la proposta di emettere dei bond della diocesi».  L'idea è quella di realizzare una raccolta economica, tramite il sistema delle obbligazioni, per poter poi finanziare in futuro le iniziative benefiche. Uno strumento, insomma, per permettere un sostegno da parte degli istituti bancari e di tutta la popolazione livornese. «Puntiamo a raccogliere i 4-5 milioni di euro necessari per finanziare progetti per l'emergenza abitativa e altri che favoriscano l'occupazione e risolvano i problemi sociali». Un'iniziativa originale e forse non facile da realizzare. Ma una cosa è certa: «Non possiamo restare con le mani in mano - conclude il monsignore - Non basta più dire "coraggio" a chi è in difficoltà. Dobbiamo aiutare in modo concreto queste persone». Giorgio Carlini ALTRO SERVIZIO A PAGINA 3

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