Gioco
Sos pensioni, fuga dal Comune
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PALAZZO CIVICO. Lo scalone di ingresso del Comune85 dipendenti chiedono di lasciare il lavoro prima della riforma Fornero
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LIVORNO. C'è un esercito in fuga che però non si è lasciato alle spalle né una Caporetto né una Waterloo, ma comunque una disfatta: sono i lavoratori attorno ai sessant'anni che scappano dai luoghi di lavoro per andare in pensione prima che scattino i nuovi parametri. E' il primo effetto dei provvedimenti del ministero Elsa Fornero: patronati e uffici degli enti previdenziali sono stati presi d'assalto in queste settimane da una valanga di persone a caccia di informazioni per capire cosa fare. In Comune forse più che altrove, anche se è generalizzata questa fuga verso il pensionamento: a Palazzo civico era stato calcolato che, appena presentata la manovra con la sberla ai nati nel '52, un centinaio di persone era in lista per fare domanda. Una enormità: siccome, ricordano fonti sindacali, il municipio ha circa 1.300 dipendenti si tratterebbe di un lavoratore su otto. Successivamente, forse anche per via dell'addolcimento dello scalone per la classe 1952, quest'emorragia si è leggermente ridotta. Ma le cifre restano alquanto rilevanti: al presente sono 85 le persone hanno confermato l'intenzione di lasciare il lavoro, riferisce una fonte di primissima mano a Palazzo civico (dove nel periodo più recente quasi giorno per giorno sono stati tenuti gli occhi puntati su questa situazione). Peraltro, al quartier generale dell'Inpdap, l'ente previdenziale dei dipendenti pubblici, risultano protocollate una trentina di domande fra Comune e Asl in queste ultime settimane. Tante, rispetto agli standard consueti. Tanti casi individuali. E' una miriade di casi individuali: nonne che hanno bisogno di più tempo per il welfare casalingo a beneficio del nipotino piccolo perché la figlia lavoricchia come precaria; lavoratori logorati da 40 anni in fabbrica o a sgolarsi in classe, fra le presse o a accudire neonati; persone che avrebbero bisogno di restare al lavoro per fare quadrare il bilancio familiare con gli straordinari; gente che non vorrebbe lasciare perché ha il timore del "nulla" che li aspetta con il pensionamento e altri che, al contrario, non vedono l'ora di esser finalmente liberati dalla schiavitù d'un lavoro ormai senza senso... Comunque sia, al di là di chi aveva già messo in calendario l'uscita dall'impegno lavorativo quotidiano, questa galassia di posizioni singole è accomunata da un fatto: chi ha i requisiti per farcela entro il 31 dicembre sa che può dribblare gli effetti della riforma Fornero. Non solo a Livorno. Non è una esclusiva livornese: basti pensare che, a livello nazionale, nei primi nove mesi di quest'anno, dunque prima della riforma Fornero, fra gli statali è andato in pensione di anzianità il 34% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (con una riduzione del 5,9% delle pensioni di vecchiaia). Nel gruppo del personale municipale che andrà in pensione figurano anche dirigenti come Roberto Ceccarini (lavori pubblici) o come Roberto Menici (manutenzioni) oppure funzionari ai livelli più alti come Massimo Susini (vigili urbani), come Gabriella Guidi (ufficio stampa) o come Rodolfo Mannelli (opere pubbliche). I saluti via mail. «Nella nostra mailing list interna - racconta un funzionario municipale - in questi giorni è tutto un susseguirsi di messaggi di saluto da parte di colleghi che vanno in pensione». «Bisogna capire che sul destino dei servizi pubblici - afferma Marco Paoletti (Cgil) - ai problemi derivanti dai tagli alle finanze degli enti locali si somma la difficoltà che ci saranno sul fronte degli organici: servizi da gestire con meno soldi e meno addetti». Senza contare la limitata possibilità di rimpiazzo: si può fare una assunzione a tempo indeterminato ogni cinque dipendenti che vanno in pensione e esistono pesanti vincoli anche per i contratti a tempo determinato e per le supplenze. Cosimi accusa Tremonti. «Non è un incidente di percorso. Il ministro Tremonti - sottolinea il sindaco Alessandro Cosimi - l'aveva detto esplicitamente: è la pianificazione del restringimento del perimetro dell'intervento pubblico sul fronte dei servizi da dare alla collettività».
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