Gioco
L'economia sopravvive con i quattrini dei pensionati
Mauro Zucchelli
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ALLE POSTE. Pensionati in attesa di riscuotere La sferzata di Nardi: ormai abbiamo l'identikit di una provincia assistita
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LIVORNO. Il reddito dei pensionati rappresenta «più del 20% del valore aggiunto provinciale» e «oltre il 27% del reddito lordo disponibile delle famiglie». Basterebbe questo a disegnare «il nostro identikit di provincia assistita», dice il presidente della Camera di commercio, Roberto Nardi. E' un mondo alla rovescia? Salta agli occhi ancor di più se si pensa che il reddito di pensionato supera quello pro-capite in una famiglia-tipo. E mica di qualche spicciolo: 20.403 euro a testa per chi ha la pensione, 19.147 per chi invece vive in una famiglia che campa di lavoro. A ciò si aggiunga che in tutta la provincia si contano più di 101mila pensionati, il 30% del totale degli abitanti, neonati inclusi. PENSIONI CON LE MOLLE Eppure si potrebbe ribaltare l'impostazione e vedere questo grosso stock di pensioni come una sorta di ammortizzatore sociale improprio con cui il territorio gestisce una transizione meno traumatica verso un nuovo modello di sviluppo: insomma, una mezza risorsa (transitoria) anziché un problema o uno scandalo. Nardi preferisce mettere l'accento sulle distorsioni che questa montagna di pensioni crea. Lo dice senza menare il can per l'aia: «Siamo un territorio attrattivo sì, ma per i pensionati più che per gli imprenditori». Non basta: «Grossomodo le pensioni che l'Inps paga qui da noi sono il doppio dei contributi che in quell'anno ha incassato». E ancora: se ai pensionati aggiungiamo chi è fuori dal mercato del lavoro (non i disoccupati ma chi neanche cerca occupazione), ecco che scopriamo un esercito ben più numeroso (179.340) di quanti invece lavorano (meno di 135mila persone). INVECCHIAMENTO SPRINT A 24 ore esatte dal dossier che l'Irpet ha dedicato all'analisi dello stato di salute dell'economia del sistema Livorno-Collesalvetti, la Camera di commercio squaderna i risultati del proprio check up all'intera provincia. Benché "distinguo" e differenze non manchino, in coro l'una e l'altra ricerca sottolineano lo squilibrio demografico che peserà sulla nostra società: la "velocità" di invecchiamento della popolazione livornese è quasi il doppio rispetto al resto della Toscana. La ricerca dell'ente camerale, condotto dal proprio Centro studi, mette l'accento sui toni che suonano la litania della preoccupazione se non dell'allarme: a livello tendenziale, i dati del trimestre autunnale raccontano che il fatturato ha un lieve incremento (0,7%) ma la produzione è in calo (meno 3,6%) così come gli ordinativi totali (meno 4,5%), l'occupazione (meno 0,8%) e il fatturato realizzato all'estero (meno 4,9%). MENO CASSAINTEGRATI La buona notizia potrebbe arrivare dalla diminuzione delle ore di cassaintegrazione, che però superano quota 4 milioni: cresce un po' quella ordinaria (più 14,3%) ma vanno in picchiata sia quella in deroga (meno 24%) che quella straordinaria (meno 63,2%). Ma Nardi è roso da un dubbio: c'è un lieto fine dietro questa storia o semplicemente sparisce anche l'azienda? Anche perché se l'altro ieri l'Irpet aveva segnalato che le aziende avevano continuato a investire anche nel momento più buio della crisi, adesso Nardi dice che la fotografia più aggiornata parla di un completo stop agli investimenti. La grandinata di cifre e percentuali potrebbe continuare, ma una delle sottolineature più significative che Nardi spende riguarda l'impasse relativa ai cosiddetti "Sin", i siti di interesse nazionale da bonificare. Qui da noi occupano quasi tutta l'area portuale e la fascia immediatamente alle spalle. Chiunque metta anche uno spillo deve farsi carico di disinquinare terreni che magari non ha inquinato: è un problema di costi ma anche di responsabilità giudiziarie. Risultato: quest'enorme quantitativo di aree finisce per essere come appestato. Nessuno vuole utilizzare per investire o insediarsi, nessuno le vuole toccare: è come se fossero fulminate da una maledizione. Un paradosso che grida vendetta in un territorio così piccolo che ha una cronica fame di aree industriali.
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