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Il perito: «Lomicidio è la vetta di una piramide di sofferenza»
Delitto di Antignano, la difesa chiederà l'infermità mentale
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IMPUTATO. Giovanni Scotti 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Il delitto è la vetta di una piramide cresciuta durante vent'anni di sofferenze». È questa la metafora che Pietro Pietrini, il perito nominato dal giudice Beatrice Dani, usa per spiegare il delitto di Antignano avvenuto il 3 novembre 2010 quando in un appartamento di via Mondolfi, Giovanni Scotti, 67 anni, uccise a martellate la moglie Licia Lambertini, 60. «Non era in sé», aggiunge nelle conclusioni lo psichiatra che però alla domanda del pubblico ministero non saputo quantificare la percentuale da «zero a cento» rispetto a quanto fosse capace o meno di intendere e volere al momento dell'omicidio. Al termine dell'udienza di ieri pomeriggio il giudice ha rinviato la discussione al prossimo 25 gennaio quando con tutta probabilità verrà emessa la sentenza. «Chiederemo l'infermità mentale», spiega al termine dell'udienza l'avvocato Vinicio Vannucci che assieme alla collega Aurora Matteucci cura la difesa di Scotti. I pubblici ministeri Fiorenza Marrara e Massimo Mannucci che hanno condotto le indagini, nella penultima udienza avevano chiesto per l'imputato, che ha scelto il rito abbreviato, una condanna a nove anni e quattro mesi di reclusione. Visti i risultati della perizia, nella quale Pietrini ha ripercorso la storia familiare della famiglia Scotti, è possibile che rispetto alla richiesta iniziale ci possa essere un ulteriore sconto. «Non ce la facevo più a sopportare questa situazione - disse l'ex idraulico ai militari che raccolsero la sua confessione - vedendo mia moglie e mio figlio soffrire». Durante il processo la difesa e i consulenti che hanno analizzato il caso hanno sempre sottolineato che l'omicidio è nato in un contesto familiare difficile. Giovanni Scotti ieri non era in aula. È rimasto nella sua casa di via Mondolfi dov'è stato trasferito ai domiciliari l'estate scorsa e dove i suoi legali sperano che possa trascorrere la pena alla quale sarà condannato. (f.laz.)
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