Il Tirreno

Livorno

Solo 28mila euro di Ici ma la diocesi replica: neanche l'Arci paga

Giulio Corsi
<strong>ESENTE.</strong> La sede della Caritas, esente dal pagamento dell’Ici
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ESENTE. La sede della Caritas, esente dal pagamento dell’Ici

«Polemica strumentale, rispettiamo la legge» Ecco gli immobili su cui la Chiesa versa l'imposta

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LIVORNO. «Caccia ai furbetti... ma quelli veri!». La Chiesa livornese passa al contrattacco nella polemica sul pagamento dell'Ici sui beni ecclesiastici. I titoli del settimanale diocesano in distribuzione in questi giorni in tutte le parrocchie cittadine annunciano battaglia. «Una campagna di bugie». E ancora: «Nella stagione dei sacrifici si cercano vittime eccellenti». Due pagine dedicate all'argomento, per permettere ai «cristiani di poter rispondere a tono e con cognizione a chi accusa di ladrocinio la Chiesa».  Con una sottolineatura, intanto: la diocesi paga regolarmente l'Ici. Quest'anno quasi 28mila euro, 27.933 per l'esattezza, versati ai Comuni di Livorno, Pisa, Collesalvetti, Castelfranco, cioè a quei municipi in cui è proprietaria di immobili che fanno reddito.  Tanto? Poco? «È esattamente quello che ci chiede la legge», risponde Luigi Pappalardo, commercialista ed economo della diocesi.  «Ecco perché - aggiunge - si tratta di una polemica strumentale: dal 1997 ho questa responsabilità e posso garantire che l'Ici l'abbiamo sempre pagata fino all'ultimo centesimo là dove ci spettava, cioè sui beni che diamo in locazione». Si tratta di proprietà ecclesiastiche affittate a fini commerciali: il nuovo parcheggio da cento posti di via Terrazzini, ad esempio. Ma anche l'immobile di via delle Galere, attiguo alla parrocchia della Madonna. «Lì era nata una questio: la diocesi affittava solo alcune stanze e non era chiaro se dovevamo pagare. Ma il governo Prodi fornì l'interpretazione definitiva: con la locazione anche di un minimo spazio decade l'esenzione su tutto l'immobile. E abbiamo pagato». Un'altra fetta importante dei 28mila euro di Ici arriva dall'ex centro Piccioni di via Donnini, attualmente in ristrutturazione. Per il resto la maggiorparte delle proprietà è esente in quanto destinata ad attività assistenziali, ricreative, culturali: dagli 800 metri quadrati del centro don Nesi - l'area più grande di proprietà della Chiesa - all'ex abitazione del vescovo Ablondi che presto sarà trasformata in casa per il clero.  Ma il contrattacco della diocesi non si ferma all'elenco degli immobili tassati. «Nella descrizione dell'esenzione ricadono tutti gli enti no profit, compresi i circoli e le Arci. Anche il Comune è esente, pure per gli immobili che non usa per fini istituzionali, ma su cui percepisce affitti», aggiunge Pappalardo. E allora ecco la provocazione: «Se l'esenzione è ingiusta che la si tolga. Il problema però - sottolinea - è che se viene tolta la norma di esenzione, non sarà solo la Chiesa a pagare ma gli enti religiosi di tutte le confessioni, le associazioni di volontariato, quelle sportive e l'Arci».  «E poi c'è da aggiungere - chiude Pappalardo - che la diocesi e le parrocchie pagano altre tasse: l'Ires sui redditi fondiari da immobili, l'Irap alla Regione se hanno personale dipendente». Come dire: i furbetti dell'evasione non siamo noi.

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