Toscana
«Il potere vuol convivere con Cosa nostra»
◗
Il procuratore aggiunto antimafia Antonio Ingroia Il pm antimafia Ingroia: legami con pezzi della classe dirigente
1 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. La mafia è sopravvissuta grazie a uno «spirito di convivenza che non è un fattore culturale, ma è connaturato con legami che la mafia ha mantenuto nei secoli con pezzi consistenti della classe dirigente nel nostro Paese». Lo ha detto il procuratore aggiunto antimafia di Palermo Antonio Ingroia, a margine di un convegno organizzato da Ceis e Libera insieme all'Uepe (ministero della giustizia). A giudizio di Ingroia, la politica statale italiana antimafia «è sempre stata prevalentemente una politica di contenimento della mafia»: interveniva con energia solo se Cosa nostra superava i limiti di guardia, se invece le cosche si dedicano a affari e finanza «anche la politica di repressione finisce di diventare più tenue e si torna alle vecchie convivenze con la mafia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
