Gioco
Galleggiamo nel tunnel della crisi
Mauro Zucchelli
◗
Carrozziere al lavoro e, a sinistra, operaio in officina Dossier Irpet: il Pil cresce di un punto ma i guai non sono alle spalle
4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Insieme al panettone l'Irpet, l'istituto di ricerche economiche della Regione Toscana, mette sotto l'albero dei livornesi anche uno sprint d'ottimismo: le cifre dicono che nel 2010 l'economia del sistema Livorno-Collesalvetti ha avuto una scintilla di ripresa, dopo la batosta dell'annata precedente. Nel 2010 due punti e mezzo in più. Meglio di quel che hanno fatto sia il resto della provincia che le altre zone della Toscana: così come sta accadendo in questo 2011 ancora da terminare, stando almeno alle proiezioni. La frenata c'è, la crescita si dimezza di botto, ma ce la caviamo meno peggio dell'insieme delle altre città toscane. COME L'IPPOPOTAMO L'apparato economico livornese - parola di economisti Irpet - ha l'identikit di una sorta di ippopotamo: non ha grande dinamicità quando la ripresa comincia a correre ma ha una capacità nascosta di assorbire gli urti della crisi nei momenti di magra. In realtà, semmai il paragone potrebbe essere con quei cagnolini che annaspano nell'acqua e, chissà come, riescono a tenersi a galla sia pur goffamente. Guai dunque a credere che la bottiglia di spumante ci aspetti dietro l'angolo per brindare. Al contrario, l'Irpet prevede una battuta d'arresto nell'anno che verrà (e una lentissima ripresa che tutt'al più nel 2014 arriverà a superare il punto percentuale): la spesa pubblica che si riduce, i consumi delle famiglie che finiscono nel freezer, le imprese che si accorgono come la crisi non sia affatto alle spalle. Quanto basta perché il dossier dia uno scrollone al sistema locale: galleggiando si vivacchia forse ma non si risolvono i guai che intrappolano lo sviluppo. Se finora non siamo affogati è perché la domanda dall'esterno ha tenuto in piedi la baracca. L'équipe va con i piedi di piombo: ricorda che sono a crescita pressoché zero sia i quattrini che le famiglie hanno in tasca che quelli che spendono per i loro consumi. Anzi, gli uni e gli altri restano grossomodo ai livelli bassi dov'erano precipitati nel 2009 dell'apocalisse. Risultato: le stime econometriche indicano la crescita del Pil eppure in concreto i livornesi non lo percepiscono. Insomma, da interpretare più come «un rimbalzo fisiologico» che come un barlume di ripresina in grado di far ripartire la locomotiva di investimenti, occupazione, consumi... E' lo stesso pool di ricerca a tirare il freno in modo brusco rispetto a ogni ottimismo a vanvera: non cresce più la spesa delle famiglie. Colpa di cosa? Da un lato, della paura di una crisi choc; dall'altro, c'è l'effetto tangibile sia del taglio di tanti posti di lavoro sia dell'assottigliarsi dei risparmi. È UNA CITTÀ PER VECCHI L'indagine torna ad alzare il velo sullo squilibrio demografico con cui Livorno dovrà prima o poi fare i conti: anche perché è ben più pesante che a livello regionale (e si somma con un più basso standard di occupazione fra le persone in età lavorativa). Sul lungo periodo c'è da mettere nel conto anche l'effetto su quanti saremo e soprattutto quanto vecchi saremo: la proiezione al 2025 dice che qui da noi ci saranno 270 anziani ogni 100 bambini. Con una accelerazione quasi doppia rispetto al resto della Toscana: a quel tempo, a Livorno il "termometro" dell'invecchiamento della popolazione segnerà un'impennata del 315% in raffronto al '71, la media regionale rimarrà sotto quota 190%. OCCHIO ALLA RICADUTA Tutti fattori che, dice la relazione, «hanno alimentato la percezione del 2011 non come l'anno successivo a quello della svolta bensì come quello precedente a possibili nuove ricadute all'interno della crisi economica in atto dal 2008». D'altronde, è proprio così che l'Irpet fotografa la situazione. Con un punto interrigativo sul 2011: «Il consolidamento della ripresa o l'attesa di una eventuale ricaduta?». Dietro quella domanda c'è forse la sorpresa più significativa: il tunnel c'è e le difficoltà idem, però con la disperata abnegazione degli "scarronzoni" ecco che salta fuori una capacità reattiva rimpiattata nelle pieghe delle statistiche. Per dirne una: le imprese hanno aumentato gli investimenti (solo d'un punticino ma è un segnale). Per dirne un'altra: la crescita del valore aggiunto è soprattutto nell'industria (più 1,7%) e nel trasporto (2,5%). Livorno ha il look da città industriale senza esserlo più da decenni: immaginatevi che a Livorno il lavoro, misurato in "unità", è solo al 14% nell'industria (mentre in Toscana è al 21%), nei servizi è poco meno del sestuplo. Qualcosina alza la testa fra informatica e ricerca: ma è un incremento del 5% nell'arco di un quindicennio, assai più debole che nelle altre città della nostra regione. E anche l'apparato pubblico - militari, scuole e sanità compresi - che da noi è sempre stato molto più ramificato che altrove, adesso segna il passo: le strategie di tagli le paghiamo molto di più di altre zone toscane.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
