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Livorno

Scolmatore, alleanza fra Livorno e Pisa Lavori per 51 milioni

Scolmatore, i lavori alla foce insabbiata
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Scolmatore, i lavori alla foce insabbiata

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 LIVORNO. Il maxi-accordo sullo Scolmatore che vale 51 milioni di euro di interventi non lo troveremo nella calza della Befana ma quasi. L'annuncio arriva da Andrea Pieroni, presidente della Provincia di Pisa, capofila del pool di enti pubblici livornesi e pisani in tandem con la Regione.  L'intesa per il cofinanziamento sarà (finalmente!) «formalizzata nella prima metà di gennaio», ha detto Pieroni ai microfoni di Puntoradio.  Ma la questione Scolmatore ovviamente non riguarda solo Pisa. E neppure si limita al destino del corso d'acqua che, nonostante il susseguirsi di roboanti proclami, negli ultimi anni è finito talmente in abbandono da essersi trasformato in una sorta di acquitrino con pescaggio minimo. Al punto che nelle scorse settimane è stato necessario che l'Authority livornese intervenisse per togliere via il "tappo" che ostruisce la foce del canale.  Dello Scolmatore se ne parla per sottolineare l'importanza di farlo tornare navigabile: sognando il collegamento con l'interporto e magari l'autoporto del Faldo. Ma restano da risolvere due interrogativi non da poco. Il primo: come si passa sotto il ponte della strada che porta a Tirrenia e, soprattutto, sotto il ponte della ferrovia tirrenica? L'uno si immagina di ricostruirlo più alto rispetto all'acqua o in forma mobile; per l'altro, che interessa meno Pisa, non si può fare né questo né quello e allora si fantastica di sistemi di chiuse o di chiatte con la merce (auto?) nella stiva sotto la linea di galleggiamento.  In realtà attorno a questa striscia di acqua melmosa si gioca il destino di due sistemi territoriali che per quella zona hanno idee di sviluppo differenti. A nord dello Scolmatore: Pisa sta facendo delle ex colonie al Calambrone un nuovo polo abitativo importante con vocazione turistica. A sud dello Scolatore: Livorno vuol raddoppiare la Darsena Toscana per espandere verso mare i piazzali portuali e cercare lì i fondali in grado di accogliere le gigantesche ultra-portacontainer di ultima generazione.  Ma intanto sia Livorno che Pisa hanno esigenze più immediate: Livorno vuol deve difendersi dall'insabbiamento che in alcune zone della Darsena Toscana, il cuore del porto, ha portato i fondali alla metà dei 13 metri previsti (con grave danno all'operatività perché le navi rischiano grosso). Si potrebbe farlo chiudendo le "porte vinciane" che, essendo state realizzate a rovescio, ora permettono il facile ingresso di sabbie dallo Scolmatore. Ma Pisa ha fatto della Darsena Pisana e del Canale dei Navicelli un polmone di sviluppo della propria industria nautica e non vuol vedersi sbarrare l'unica via che consente di arrivare al mare via acqua, peraltro passando paradossalmente fra le portacontainer. M.Z.

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di Redazione web