Il Tirreno

Livorno

Restò paralizzato «Dal Comune voglio 1,6 milioni di euro»

Federico Lazzotti
<b>DRAMMA </b>Il solaio crollato a Villa Corridi Accanto l&#146;intervento dei vigili del fuoco
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DRAMMA Il solaio crollato a Villa Corridi Accanto l’intervento dei vigili del fuoco

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 LIVORNO. Quando si volta indietro, seduto sulla sedia a rotelle dalla quale guarda il mondo da otto anni, non vede più la rabbia per la vita che ha perso e non sente il rancore per chi è stato riconosciuto colpevole di quel volo dall'impalcatura che gli è costato le gambe. Luigi Innocenzi, 53 anni, ex dipendente del Comune di Livorno, racconta di aver superato «un periodo nero fatto di depressione e farmaci», ma che adesso è uscito dal buio. «Accarezzo la speranza - dice - e vorrei un'assicurazione sulla vecchiaia chi mi sta aspettando».  Nel processo civile che si aprirà il mese prossimo il suo legale, l'avvocato Erika Vivaldi, chiederà un maxi-risarcimento di 1,6 milioni di euro nei confronti del Comune, di due assicurazioni e del responsabile dell'ufficio urbanistico nel quale Innocenzi, che allora aveva 45 anni, lavorava.  In sede penale, nell'estate del 2009, il giudice Grazia D'Onofrio aveva condannato l'ingegnere responsabile dell'ufficio a sei mesi e al pagamento di una provvisionale di 150mila euro. «Una sentenza confermata in Appello e che la Cassazione ha dichiarato prescritta perché erano scaduti i termini conservandone però gli effetti civilistici», sottolinea l'avvocato.  «La sepranza - aggiunge il legale del dipendente comunale condannato, l'avvocato Vinicio Vannucci - è quella di trovare un punto d'incontro che tenga conto delle responsabilità delle parti in causa affinché la persona offesa abbia il risarcimento che merita». Tutti pronti a sedersi intorno ad un tavolo, dunque già il prossimo 25 gennaio.  «Nella vicenda penale - racconta ora l'ex dipendente del Comune che vive a Fauglia assieme alla madre malata - quello che mi premeva è che fossero accertate le responsabilità di quello che era avvenuto. Di come è andata a finire mi posso ritenere soddisfatto, perché quando succedono certe cose spesso tutto va a finire in una bolla di sapone. Dalla causa civile - va avanti - mi aspetto, invece, un risarcimento meno morale e più materiale. Perché la mia vita dal giorno dell'incidente è cambiata. Io amavo il mio lavoro, mi piaceva e mi dava soddisfazione. Ero entrato come operaio vincedo l'ultimo concorso del Comune negli anni Ottanta e col tempo ero arrivato a una posizione di prestigio nell'ambito dei restauri conservativi tanto da essere incaricato di effettuare quelli ai granai di villa Fabbricotti e villa Mimbelli».  Poi quel sopralluogo a villa Corridi, il solaio che gli crolla addosso e un volo di circa cinque metri che va a sbattere sul suo futuro: politrauma e lesione alla colonna vertebrale, dissero gli esami medici. «Da allora vivo su una sedia a rotelle e non posso più fare niente da solo - spiega - amici e familiari ti danno una mano nei primi tempi, ma poi ognuno ha la propria vita, i problemi. Allora devi cercare persone che lavorino per te. E per pagarle servono soldi. Tanti soldi, perché nessuno fa niente per niente. Ho una pensione ma non basta Ma non è solo questo. Delle persone che sono nella mia stessa situzione spesso pensano di potersene approfittare, di fregarti. Ho conosciuto altri disabili che come me hanno avuto brutte esperienze in questo senso. Per fortuna ce ne siamo accorti in tempo».  A 53 anni e dopo otto passati a ridisegnare la propria quotidianità, Luigi Innocenzi ha ritrovato la speranza. «Ho capito che l'unico modo per sopravvivere è quello di prendere il buono che ti capita. All'inizio è stata dura. Nell'anno dell'incidente la mia compagna si è ammallata, mia madre ha iniziato a soffrire di una patologia degenerativa. Vedevo tutto nero. È arrivata la depressione a cui sono seguite le cure e i farmaci».  La reazione è stata lenta ma ha dato i suoi frutti. «Mi sono appassionato a piccole cose: il restauro del rudere che avevo comprato, l'orto, l'allevamento e alcuni lavori con il legno. Fin dove posso arrivare faccio da solo ma ho bisogno di aiuto». E di un'assicurazione sul futuro.  

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