Il Tirreno

Livorno

Tre milioni di danni

Giulio Corsi

Ma arriva la beffa: nessun risarcimento

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 LIVORNO. Due milioni e mezzo di danni calcolati fino ad ora. Destinati a salire ancora, probabilmente oltre i tre. Il giorno dopo la tempesta non è il giorno della quiete, è quello dei conti. E anche della beffa. Perché la legge parla chiaro: non ci sono le condizioni per chiedere lo stato di calamità naturale. Il che significa che nessuno sarà rimborsato. Non il proprietario del tetto di via Lepanto, rimasto senza tegole e con la copertura distrutta, o quello del muro di via Pera: in due hanno incassato una botta da un milione di euro che dovranno ripagare di tasca propria. Come loro, le 60 famiglie che da venerdì non vedono più la tv perché il vento ha sradicato le parabole dai tetti. O i soci del Tennis Club di via dei Pensieri dove le strutture di due campi coperti si sono sgonfiate e afflosciate sulla terra rossa. O gli spedizionieri Testa e Savino Del Bene che si sono visti spazzare via un intero prefabbricato.  Gli unici che hanno la certezza del risarcimento sono i proprietari di autovetture o motorini colpiti da alberi o cartelloni pubblicitari (ne parliamo a fianco). Gli altri dovranno sperare che il dipartimento nazionale della Protezione Civile riconosca almeno il livello di calamità naturale locale. In quel caso la Regione aprirebbe il proprio portafoglio rimborsando una quota dei danni. Il Comune ha già fatto richiesta e nel giro di pochi giorni avrà una risposta. Ma le speranze - non negano da palazzo civico - sono basse, bassissime.  «Il vento è stato da record, ha toccato i 130 chilometri orari, ma non è un evento previsto per chiedere risarcimenti da calamità naturale - spiega Leonardo Gonnelli, responsabile della Protezione Civile del Comune -. Per ottenerla servono danni all'agricoltura, alle imprese, qualcosa di meno circoscritto e di una durata maggiore. La bufera di libeccio invece è durata tre ore e mezzo. Tanto ma non abbastanza per la legge».  Chi ricordava i casi della frana di via Falcucci o della bomba d'acqua caduta su Livorno a febbraio 2009, è rimasto deluso: «Erano situazioni diverse, una franosa, l'altra alluvionale», specifica Gonnelli. In quei due eventi la calamità naturale venne riconosciuta e i danni rimborsati. «Nel caso del libeccio di questi giorni le speranze sono davvero minime. Noi tuttavia ci proviamo», aggiunge.  I conti - nonostante l'interpretazione beffarda della legge - restano comunque pesanti: ieri sera alle 19 gli interventi avevano toccato quota 515 ma la lista delle chiamate era ancora lunga e oggi supererà quota 600. Significa almeno 600 persone, famiglie, aziende, enti che hanno registrato danni. I maggiori - spiegano da palazzo civico - sono stati subiti proprio dalle famiglie: cornicioni intaccati nei palazzi, portoni spaccati, infissi distrutti, tegole volate via, alberi e piante sradicate, antenne sparite. Ieri i calcoli provvisori parlavano di due milioni e mezzo abbondanti, tra oggi e domani la speranza è che il conto definitivo non salga troppo oltre i tre. Che - se non cambierà niente - saranno a carico esclusivo di chi li ha subiti.

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