Gioco
La lobby all'ombra del campanile
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Il vescovo Simone Giusti I politici cattolici a tu per tu col vescovo: saremo dalla parte degli ultimi
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LIVORNO. Sbaglia chi la dipinge come il "partito del vescovo": impazzirebbe qualunque capogruppo che volesse tenere insieme il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, consiglieri comunali Pd come Alessandro Latorraca, Giovanni Mancusi e Giuseppe Scavazzon, leader dell'opposizione di sinistra come Marco Cannito (Città Diversa), le differenti anime del Pdl (Maristella Bottino filo-Amadio e Massimo Ciacchini filo-Tamburini). Sono questi i «cattolici impegnati in politica» che hanno risposto all'invito del monsignore-architetto Simone Giusti e hanno partecipato al ritiro organizzato dalla diocesi a Montenero. Preceduto, come ogni terzo sabato, dal pellegrinaggio dei fedeli che dalle 46 parrocchie si danno appuntamento in piazza delle Carrozze e, da lì, salgono a piedi recitando il rosario fino al santuario. A questo gruppo di «cattolici impegnati in politica» possono essere ascritti anche alcuni assessori (ad esempio, Gabriele Cantù, Carla Roncaglia e Valter Nebbiai), costretti però a disertare l'incontro per via di una riunione di giunta, ma anche altri consiglieri sia di maggioranza che di opposizione come Paolo Fenzi e Dinora Mambrini (Pd) più Luano Fattorini (Città Diversa). Un altro round Non è la prima volta che quest'area si ritrova in un incontro: e non solo perché molti di loro sono in prima fila nell'impegno ecclesiale e spesso hanno fili di amicizia personale che si annodano da vent'anni, talvolta trenta. E' accaduto il mese scorso di fronte ai parrocchiani di Sant'Agostino: all'invito di Fattorini a parlare di impegno politico ha risposto sì Cannito, che sta all'opposizione come lui, ma anche assessori (Cantù) e politici di maggioranza (Fenzi, Latorraca e Mambrini). Non è neppure la prima volta che questa galassia di persone si riunisce insieme al vescovo. Dal presule una sferzata contro la casta dei politici? In realtà, Giusti se l'è presa in particolare contro l'iperliberismo che attacca il welfare per smantellarlo (e la tradizione solidaristica cristiana, come ha detto anche l'arcivescovo di Monaco, sta in trincea). Basta con i politici a vita La sottolineatura più brusca è arrivata da monsignor Paolo Razzauti, che seguirà questa mobilitazione estendendola anche a Collesalvetti e Rosignano: altolà alla politica come mestiere fino alla pensione, tutt'al più due o tre mandati e poi si torna all'associazionismo senza andare a caccia di vicepresidenze... Stavolta al ritiro montenerese c'erano anche suor Raffaella Spiezio, presidente della Fondazione Caritas, e il diacono Enrico Sassano, direttore della Pastorale della carità. E' segno che l'accento è sulla "lobby dei poveri": come ribadito fin da metà settembre, è diventata centrale nella strategia della Chiesa livornese, al di là dell'operatività fatta di tanti servizi al fianco degli indifesi. Soprattutto ora che la crisi picchia duro, principalmente sui precari, e squarcia il tessuto sociale creando nuove povertà nascoste. Il banco di prova La meditazione di Montenero era dedicata alla "lobby dei poveri" sotto il titolo "Carità e impegno politico". Un aspetto definito «un banco di prova». Sarebbe sciocco sottovalutare questa sottolineatura: il vescovo non ha fatto sconti, ad esempio, sull'aborto (ma mettendo l'accento sul dramma per la donna invece che insistere sull'embrione). Non la pensa diversamente dal resto delle gerarchie ecclesiastiche sulla bioetica eppure, mentre altrove su questi temi è divampato lo scontro, il vescovo pisano che gioca in trasferta a Livorno anziché sbandierare vessilli di principio ha provato a aprire un confronto con il mondo medico con i "tavoli dell'oggettività". Ciascuno poi avrà la posizione che vuole ma almeno c'è uno spazio in cui ci si spiegano le cose senza toni da crociata contrapposta. Lo scontro col vescovo Nemmeno a Giusti hanno fatto sconti: proprio dai cattolici impegnati in politica nel centrosinistra era stata rivendicato uno spazio di laicità per le proprie scelte senza trasformarsi in cinghia di trasmissione come falange papista. Trasversale quanto si vuole ma con una identità cattolica al plurale: nel senso che non è una falange monolitica. E neppure è la fotocopiuccia locale della geografia politica nazionale che assegna comunque ai cattolici un identikit centrista moderato: basti pensare che, ad esempio su profughi e solidarietà, Fenzi era nel gruppo di consiglieri Pd che hanno fatto votare un documento in rotta di collisione con la giunta di Palazzo civico. "Antenne" sui campanili La "lobby dei poveri" prende corpo perché le "antenne" della Chiesa hanno rilevato che la crisi sta sottoponendo la coesione sociale a uno smottamento continuo: si allarga la fascia degli indifesi, si cronicizzano le situazioni di povertà senza ritorno. Il vescovo ha inserito in un organismo ecclesiale come l'assemblea diocesana il sindaco Alessandro Cosimi, un non cattolico che però ama studiare encicliche papali e pensatori cristiani: non è un segreto che Giusti ritenga di ritagliare per la Chiesa, al di là della testimonianza evangelica, un ruolo sociale in questo campo. Il monsignore si è accorto però che non basta l'alleanza delle volontà politiche: ad esempio, per far fronte all'emergenza casa, non è bastato aver messo a disposizione un fabbricato né la possibilità di ristrutturarlo (lasciando al'autorità pubblica la gestione delle graduatorie) e neppure l'ok di sindaco e assessore. Tradotto: così come le lobby dei grandi potentati economici spingono passo passo l'iter dei provvedimenti, ci vuole una "lobby dei povericristi" che faccia pressione per far marciare le misure in favore dei più deboli. Una "lobby" con il patentino cattolico? La curia nega: ben vengano uomini e donne di buona volontà...
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