Il Tirreno

Livorno

LA PROTESTA DELLA CGIL

«Una crociata politica per estromettere la Fiom»

Giorgio Carlini

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 LIVORNO. «È stata una crociata politica per estromettere la Fiom dalle fabbriche. Per farlo, gli altri sindacati sono venuti meno ai propri doveri verso i lavoratori. In due giorni gli operai hanno perso diritti che avevano conquistato in 50 anni».  Nel mirino dei rappresentanti sindacali Fiom di Trw, Pierburg e Magna è l'accordo per il nuovo contratto di lavoro che la Fiat ha siglato con Fim-Cisl, Uilm, Fismic e Ugl.  «Sono scesi a compromessi che noi mai avremmo accettato - attacca Michele Questa, coordinatore Fiom per Trw - Dopo lo sciopero unitario di lunedì credevamo che avrebbero temporeggiato. Ci sbagliavamo». Proprio lunedì la Uilm aveva minacciato il veto sull'accordo, in caso fossero mancate condizioni ritenute fondamentali: «Eppure - prosegue - il giorno dopo c'è stata la firma, con l'obiettivo di far fuori la Fiom».  «Ci vuole un grosso sforzo d'immaginazione per considerarlo un buon accordo - afferma Marco Nardini, coordinatore Fiom per Magna - Da ieri gli operai hanno meno diritti. E mancano ancora le garanzie su salute e sicurezza sul posto di lavoro».  I rappresentanti sostengono che in Fiat verrà meno la democrazia, ricordando ciò che è successo a Pomigliano con il nuovo contratto: «Là abbiamo perso quasi 800 deleghe - raccontano - perché era una condizione per non perdere il lavoro. Gli altri sindacati hanno accettato un atto dittatoriale, compiendone uno di servilismo». «Nella provincia di Livorno abbiamo dimostrato di essere tutti uniti - interviene Stefano Tonazzi (Fiom Pierburg) - Non dovranno avere la meglio su una sola azienda, ma su tutte le fabbriche del territorio». Ma l'accordo ha almeno un aspetto positivo? «Sì - concludono in coro - finalmente ora sappiamo con chi abbiamo a che fare. Ora dovremo rivedere i nostri rapporti con Fim e Uilm».

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