Il Tirreno

Livorno

Trecento contro il razzismo

Giorgio Carlini
Uno dei senegalesi mentre incita il corteo
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Uno dei senegalesi mentre incita il corteo

Corteo dopo i fatti di Firenze, tensione con un cittadino

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 LIVORNO. «Basta razzismo». È il grido che ha accompagnato la protesta di oltre 300 persone appartenenti alla comunità senegalese di Livorno, in marcia ieri mattina lungo le vie del centro. Hanno manifestato così la loro rabbia contro ciò che è accaduto a Firenze, ricordando Mor e Modou, vittime del folle gesto xenofobo di Gianluca Casseri. Agli stranieri si sono aggiunti un centinaio di livornesi. Tra questi, gli assessori Gabriele Cantù, Paola Bernardo e altri esponenti di movimenti politici e sociali. Ma c'era soprattutto gente comune, scesa al fianco dei senegalesi in segno di solidarietà. «Basta racismò», hanno urlato con il loro accento francese i manifestanti di colore. Un coro incessante. Tutti quanti avevano legato al braccio un fazzoletto rosso: «Lo mettiamo per far valere i nostri diritti - racconta uno di loro - è un segno profondo, di lutto ma anche di orgoglio». Gli altri messaggi i senegalesi li hanno affidati ai numerosi striscioni: «Tutti uguali, tutti diversi, tutti insieme», «Contro ogni odio e paura: giustizia e solidarietà», «Mai più razzismo». Il corteo è partito da piazza della Repubblica, per poi entrare nel vivo al mercato di piazza Cavallotti. È qui che si sono registrati attimi di tensione. In via del Giglio si è scatenato un parapiglia, quando un commerciante avrebbe apostrofato in modo negativo chi stava protestando. «Andate a lavorare», sarebbe stata la provocazione del cittadino. La frase è divampata come una miccia tra le fila del corteo, e con il passaparola si è sparsa la voce di offese razziste. Il clima si è surriscaldato, ma è stato evitato lo scontro fisico, grazie all'intervento delle forze dell'ordine e degli organizzatori senegalesi, che hanno calmato i loro fratelli più esasperati. Qualche problema anche all'altezza dei 4 Mori, quando qualche isolato manifestante ha bloccato il traffico stendendosi a terra davanti alle auto. Dopo via Grande il corteo è giunto alla prefettura, dove i senegalesi hanno improvvisato un sit-in: a turno hanno preso la parola, pregato e ricordato le vittime di piazza Dalmazia.  «Prima la Toscana era un esempio da seguire - dicono -. Ora ci sono tanti episodi di violenza. Mor e Modou sono morti per l'ignoranza, la società deve combattere il razzismo». «La politica leghista influenza le istituzioni toscane - interviene un giovane di colore - che se la prendono con gli immigrati, favorendo un clima di odio verso di noi». «Fanno controlli su permessi di soggiorno, ambulanti e lavoratori stranieri - spiegano in coro - ma nessun controllo sui datori di lavoro che sfruttano gli immigrati e le persone più deboli». Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto, cui sono stati consegnati alcuni documenti per rivendicare i diritti della comunità senegalese. Il gruppo si è infine dato appuntamento per la grande manifestazione di sabato pomeriggio a Firenze.

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