Il Tirreno

Livorno

Magna occupata, a rischio 120 posti

Giulio Corsi
I lavoratori Magna non ci stanno: «Va allungata la cassa integrazione al 2013». E occupano la fabbrica
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I lavoratori Magna non ci stanno: «Va allungata la cassa integrazione al 2013». E occupano la fabbrica

L'azienda non allunga la cassa integrazione, licenziamenti a fine 2012

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 GUASTICCE. Avevano paura un anno e mezzo fa, i lavoratori della Magna. Avevano paura che l'accordo raggiunto con l'azienda per 30 mesi di cassa integrazione per 200 dipendenti potesse finire con altrettanti esuberi. Tradotto: con 200 licenziamenti nel 2012. Quel timore era fondato. Ieri davanti alla richiesta dei sindacati di prolungare quell'accordo a tutto il 2013, c'è stato il no della multinazionale. I sindacati hanno rotto il tavolo dopo neanche un'ora di trattativa, poi hanno riferito in assemblea e la decisione è stata unanime: stop alla produzione e fabbrica occupata.  In realtà gli esuberi rispetto all'accordo del luglio 2010 si sono ridotti. 120 rispetto ai 200 del passato, grazie alle commesse che non hanno mai smesso di arrivare nello stabilimento di Guasticce. Ma cambia poco. Ieri la richiesta dei sindacati è stata rifiutata dai vertici aziendali e quando attorno alle 17 le Rsu hanno abbandonato il tavolo e lasciato la palazzina di Confindustria in via Roma, per i lavoratori di Magna la paura è diventata dramma. Alla fine dell'anno prossimo - se niente cambierà - 120 persone saranno licenziate. Saranno i lavoratori delle officine, per la maggiorparte giovani under 40, in maggioranza donne. A complicare la situazione ci si è messa anche la manovra del nuovo governo. Tra i 120 in esubero infatti, una ventina di persone avrebbe potuto esser messa in mobilità per raggiungere a breve la pensione d'anzianità. «Ma gente che aveva tre anni di lavoro davanti se n'è trovata d'improvviso sei», sbuffa Enrico Pedini, Fiom Cgil.  Lo scenario è cupo. La Magna - nonostante la recente commessa per la Panda che potrebbe portare a produrre un milione di serrature e nonostante Audi, altro cliente di prestigio della fabbrica livornese, non abbia mai diminuito gli ordini - prevede un 2012 difficilissimo, in linea con il quadro dell'economia europea. E così non ha voluto neanche prendere in esame la richiesta dei sindacati. «La trattativa è durata appena un'ora, la direzione è stata chiara, noi abbiamo rotto il tavolo», racconta Pedini. «Eppure - aggiunge - venendo incontro alle difficoltà prospettate dall'azienda avevamo dato disponibilità ad usare qualunque strumento, chiedendo la cassa integrazione in deroga nel 2013 con corsi di formazione professionale destinati ai lavoratori in esubero in modo da dare loro una chance futura».  Dopo aver lasciato la sede degli industriali, le Rsu sono rientrate in fabbrica e hanno convocato l'assemblea. Nessun dubbio per i 590 dipendenti nel proclamare la protesta più forte: l'interruzione della produzione e il presidio della fabbrica. Che significa occupazione. In 150 hanno controllato l'accesso allo stabilimento. Alle 22 il cambio del turno, che è diventato una guardia, e che stamani alle 6 è cambiato di nuovo. «Proseguiremo fino a quando l'azienda non ci riaprirà le porte al dialogo», giurano i sindacati.

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