Il Tirreno

Livorno

Dite addio ai delfini di Ardenza

Federico Lazzotti
<b>COM&#146;ERA </b>Moletto d&#146;Ardenza nel 2008 ecco i delfini in ghisa arrugginiti e danneggiati
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COM’ERA Moletto d’Ardenza nel 2008 ecco i delfini in ghisa arrugginiti e danneggiati

Non ci sono soldi per il restauro. Ecco le altre opere sparite in città

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 LIVORNO. Non c'è niente di più definitivo di una soluzione provvisoria. E Livorno, rispetto a questa massima, non fa certo eccezione, in particolare in campo artistico e soprattutto in un momento dove di risorse da investire ce ne sono sempre meno.  Basta guardare quello che sta accadendo al cosiddetto "Complesso dei delfini di Ardenza", il monumento in ghisa realizzato alla fine dell'Ottocento dalle regie imperiali fonderie Leopoldine e smontato nel luglio del 2008 per essere (in teoria) restaurato nelle parti meno compromesse, fuso in quelle più ferite, e sostituito da una copia in acciaio che fosse più resistente agli agenti atmosferici che negli anni si erano mangiati l'originale.  «Nell'attesa - annunciavano dal Comune oltre tre anni fa - abbiamo deciso di installare un parapetto in cartone con un disegno che riproduca l'opera in attesa di quella nuova». E sottolineava come quell'installazione fosse «un passaggio», una «soluzione provvisoria necessaria per un tempo limitato». Addirittura si parlava di un anno per portare a termine il progetto.  A quel disegno, a distanza di oltre tre anni, i passanti che camminano tra l'Ostricaio, il porticciolo e la Baracchina rossa ci hanno fatto l'occhio, ed è un bene, perché il Comune annuncia, oggi, che servono centomila euro per restaurare l'originale e farne un calco. «Per il momento quei soldi non ci sono», spiegano. E visti i tempi - proseguono dall'assessorato alla Cultura - il problema potrebbe protrasi a lungo.  I delfini di Ardenza purtroppo non sono l'unico monumento fantasma in città. Un esempio lo fa un lettore in una mail arrivata in redazione nei giorni e legata all'installazione in piazza Attias della "A" donata alla città dall'artista labronico Renato Spagnoli e che tanto ha fatto discutere.  «Vorrei sapere - scrive Claudio - che fine ha fatto la colonna che era in piazza Guerrazzi prima dell'inizio dei lavori per la costruzione del parcheggio sotterraneo. Me lo ricordo quand'ero bimbo: era all'ingresso delle toilette ma da una decina di anni è scomparsa». Dagli uffici competenti ci spiegano come «l'opera sia stata ricollocata» ma per il momento il dove resta un piccolo giallo da risolvere.  Sono invece nei magazzini di villa Mimbelli le tre (false) teste di Modigliani recuperate nei fossi in quella beffarda estate del 1984 e poi attribuite, una agli allora studenti universitari Michele Gherarducci, Pierfrancesco Ferrucci e Pietro Luridani e due allo scalpello dell'artista provocatore Angelo Froglia (ora scomparso).  Tre opere che - nonostante la fama internazionale (sono finite anche in vendita su E-bay) - negli anni hanno fatto capolino dai magazzini del Comune per alcune sporadiche apparizioni prima di tornare nel buio.  C'è poi il caso delle fontane del Tacca in via Grande prima donate da Firenze a Livorno per installarle vicino ai Quattro mori e poi restituite al legittimo proprietario e sostituite a Livorno dalla copia tutt'ora in funzione. Di opere artistiche dimenticate o maltenute ce ne sono senz'altro altre. Da questa mattina sarà possibile segnalarle sul nostro sito internet per cercare di salvarle, valorizzarle e toglierle dal dimenticatoio nel quale sono cadute negli anni.  

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