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Cosimi: la capacità di accoglienza di Livorno è messa a dura prova
dall'inviato Lara Loreti
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BRUXELLES. «Sono preoccupato. Gli avvenimenti di Firenze sono un vaneggiamento razzista. Nessuno può pensare di esprimere idee o compiere azioni che non rispettino i diritti dell'individuo. E adesso ci vuole una grande attenzione per gestire una situazione che potrebbe generare tensioni». È allarmato, ma battagliero il sindaco Alessandro Cosimi, all'indomani della strage di Firenze. Impegnato nei lavori consultivi del Comitato delle Regioni a Bruxelles - di cui è vicepresidente - il primo cittadino non perde di vista neanche un attimo quanto sta accadendo in Italia e a Livorno. L'omicidio di due senegalesi (più tre feriti) ha suscitato lo sdegno della comunità senegalese di Livorno, che è in fermento per gli episodi xenofobi e di violenza. A impensierire il sindaco è il rischio che la tragedia di Firenze possa portare problemi in città nella già complessa questione dell'integrazione dei senegalesi labronici. Ricordiamo che nei giorni scorsi ci sono stati episodi di tensione tra i venditori ambulanti di piazza Cavallotti e i vigili urbani, impegnati al mercato nei controlli anti abusivismo commerciale. «Livorno è sempre riuscita a trovare elementi di equilibrio sull'integrazione - aggiunge Cosimi - Ma la crisi mette a dura prova la capacità di accoglienza di questa città. Senza politiche nazionali sull'immigrazione, le città da sole non ce la faranno». Nel giorno in cui a Bruxelles il Comitato delle Regioni vota la direttiva europea sull'integrazione dei rom, Cosimi condanna, anche a nome dell'Anci di cui è presidente, l'episodio di razzismo di Firenze. Ma il sindaco lancia anche un allerta contro i rischi di internet: «Bisogna smettere di tollerare la circolazione sui siti internet e nell'informazione di affermazioni razziste. L'autore della sparatoria aveva esternato sue idee razziste sul suo sito e questo è intollerabile. Urge un'azione seria di rispetto delle regole». Ieri il sindaco si è sentito al telefono con don Medori, da sempre sensibile ai problemi dell'integrazione. Il sacerdote conosce bene i problemi della comunità africana, che conta 523 regolari, un numero che sale a 1239 se si considera tutta la provincia. Cifra a cui vanno aggiunti i clandestini, che sono oltre il 15%. Un momento non facile per i senegalesi labronici, alle prese con tanti problemi: la casa, l'occupazione, l'integrazione sociale. La maggior parte di loro lavora come venditori ambulanti, solo che per lo più i giovani africani vendono merci contraffatte o prive del marchio Ce, che è obbligatorio. «Bisogna prendere atto che dobbiamo lavorare per costruire percorsi di formazione per questi ragazzi senegalesi - dice il sindaco Cosimi - perché è impossibile lasciarli nelle mani della contraffazione, esposti alla possibilità di infrangere le regole».
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