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Corteo dei senegalesi in via Grande Momenti di tensione a metà percorso
Un corteo di circa 300 persone ha attraversato le strade del centro di Livorno in segno di solidarietà nei confronti della comunità senegalese di Firenze colpita dalla morte di due connazionali, uccisi da Gianluca Casseri
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LIVORNO. Un corteo di circa 300 persone ha attraversato le strade del centro di Livorno in segno di solidarietà nei confronti della comunità senegalese di Firenze colpita dalla morte di due connazionali, uccisi da Gianluca Casseri. Il corteo è composto in maggior parte da rappresentanti della comunità senegalese, che portano al braccio sinistro in segno di lutto un fazzoletto rosso, ma alla manifestazione si sono aggiunte alcune decine di livornesi e tra questi gli assessori comunali Gabriele Cantù e Paola Bernardo.
I manifestanti gridano slogan contro il razzismo e mostrano vari striscioni che recitano, tra gli altri, "Tutti uguali, tutti diversi, tutti insieme", "Contro ogni odio e paura: giustizia e solidarietà" e "Mai piu' razzismo". Tra le bandiere nel corteo quelle del Senegal, di alcuni partiti e quella del Silp, portata da un rappresentante del sindacato.
IMMAGINI Tutti con il nastro rosso al braccio
Non sono mancati momenti di tensione: a metà del percorso in via Grande un ambulante italiano avrebbe apostrofato i manifestanti e alcuni di questi avrebbero reagito senza conseguenze, anche grazie all'intervento del 'servizio d'ordine degli stessi senegalesi. L'uomo, identificato poi dalla polizia, non avrebbe usato insulti razzisti, ma un'espressione come 'Andate a lavorare', parole che hanno scatenato la rabbia di alcuni partecipanti al corteo.
La situazione ha rischiato di degenerare dopo che, secondo la ricostruzione della questura, la frase del commerciante è stata via via modificata dal passaparola nel corteo. Dopo alcuni minuti di confronto i senegalesi hanno ripreso il percorso convinti da Digos, carabinieri, vigili urbani e soprattutto diversi connazionali. I circa 350 manifestanti, accompagnati dal coro spontaneo di una classe di una scuola superiore che passava per caso ('No razzismò), hanno concluso il corteo sotto il Palazzo del Governo.
Qui una delegazione ha incontrato il viceprefetto Girolamo Bonfissuto al quale è stata consegnata una lettera con la quale è stato chiesto che, «essendo l'Italia per i senegalesi il 'sogno' che sono stati in passato gli Stati Uniti per gli italiani, il Governo e le istituzioni locali si adoperino perchè vengano favorite tolleranza e integrazione».
I manifestanti gridano slogan contro il razzismo e mostrano vari striscioni che recitano, tra gli altri, "Tutti uguali, tutti diversi, tutti insieme", "Contro ogni odio e paura: giustizia e solidarietà" e "Mai piu' razzismo". Tra le bandiere nel corteo quelle del Senegal, di alcuni partiti e quella del Silp, portata da un rappresentante del sindacato.
IMMAGINI Tutti con il nastro rosso al braccio
Non sono mancati momenti di tensione: a metà del percorso in via Grande un ambulante italiano avrebbe apostrofato i manifestanti e alcuni di questi avrebbero reagito senza conseguenze, anche grazie all'intervento del 'servizio d'ordine degli stessi senegalesi. L'uomo, identificato poi dalla polizia, non avrebbe usato insulti razzisti, ma un'espressione come 'Andate a lavorare', parole che hanno scatenato la rabbia di alcuni partecipanti al corteo.
La situazione ha rischiato di degenerare dopo che, secondo la ricostruzione della questura, la frase del commerciante è stata via via modificata dal passaparola nel corteo. Dopo alcuni minuti di confronto i senegalesi hanno ripreso il percorso convinti da Digos, carabinieri, vigili urbani e soprattutto diversi connazionali. I circa 350 manifestanti, accompagnati dal coro spontaneo di una classe di una scuola superiore che passava per caso ('No razzismò), hanno concluso il corteo sotto il Palazzo del Governo.
Qui una delegazione ha incontrato il viceprefetto Girolamo Bonfissuto al quale è stata consegnata una lettera con la quale è stato chiesto che, «essendo l'Italia per i senegalesi il 'sogno' che sono stati in passato gli Stati Uniti per gli italiani, il Governo e le istituzioni locali si adoperino perchè vengano favorite tolleranza e integrazione».
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