Sicurezza
Spinelli: «C'è una congiura per farci sparire»
Fabrizio Pucci
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Aldo SpinelliIl presidente a Tirrenia tuona: una trama contro il Livorno, ho telefonato in Federcalcio
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TIRRENIA. Mai così vicino alla squadra. Cinque giorni dopo la sua ultima visita, Aldo Spinelli ieri era di nuovo a Tirrenia. La sconfitta di Modena brucia ancora e Spinelli ha pensato di incoraggiare il gruppo a secco di punti da quattro settimane. Venerdì arriva il Brescia e il confronto deve portare in dote tre punti. Intanto, però, il patron apre il libro delle lamentele. Classiche, quando la navicella amaranto imbarca acqua e si fa largo la voglia di mollare tutto.
La congiura. Mentre osserva l'allenamento, Spinelli ripensa alle ultime disavventure del suo Livorno. «Non stiamo giocando male, ma siamo molto sfortunati. Nessuno ci mette sotto. Siamo stati penalizzati dagli episodi e da arbitraggi infelici. Ho chiamato il presidente federale Abete e quello di Lega, Abodi per far presente che questa situazione non è più tollerabile. Al primo fallo i nostri giocatori vengono espulsi. Mi vien da pensare che ci sia una congiura contro di noi». Parole pesanti come macigni. «A volte ho la sensazione frustrante che stiamo lottando contro tutto il mondo, ma ci troviamo di fronte un muro di gomma. Se ce l'hanno con me, basta saperlo, che me ne vado. Quella di venerdì potrebbe essere la mia ultima volta all'Ardenza».
L'amarezza. Il presidente è un fiume in piena. E non si ferma: «Se mi rendo conto che c'è una trama, allora meglio chiudere la società che tra l'altro mi costa un occhio della testa. Rimetto mezzo milione di euro al mese. Quest'anno la gestione mi costa dodici milioni tra ingaggi, contributi e organizzazione. Gli introiti della Lega e sponsor ne recupero solo cinque rimettendone sette. A queste condizioni non posso starci, specie se non ottengo nessuna soddisfazione. Abbiamo perso le ultime quattro, ma non per nostri demeriti. Regalatemi almeno una vittoria».
L'assoluzione. Il presidente non ce l'ha con la squadra: "Ho parlato con i ragazzi e con l'allenatore. Il morale non è dei migliori. E' normale essere giù di corda in un periodo come questo. Ma i ragazzi non hanno colpe. Né loro, né l'allenatore che il migliore possibile. Abbiamo solo commesso errori di gioventù. Mi hanno riferito che anche Allegri ci ha elogiato e non si capacita della nostra classifica. In tanti mi dicono che abbiamo un organico da playoff e invece dobbiamo pensare alla salvezza».
Il futuro. Spinelli è stanco e la prolungata assenza di risultati lo inducono concretamente a pensare al disimpegno: «A gennaio dobbiamo vendere i giocatori in esubero. Ad esempio Volpato è richiesto dal Venezia e l'affare dovrebbe andare in porto. Anche Schiattarella ha una squadra che lo segue. Noi dobbiamo assolutamente vendere altrimenti è un disastro. Io sono al timone da tanti anni e da solo senza che nessuno mi dia una mano. E non c'è anima viva disposta a prendere in mano la società». Un spina nel cuore di Spinelli sono gli ingaggi. «Abbiamo giocatori che percepiscono stipendi fuori budget. Abbiamo proposto a Knezevic di prolungare il contratto a cifre più basse. Il ragazzo ha preso tempo"» Spinelli ha le idee chiare sulla cura dimagrante a cui sottoporre il gruppo. «Abbiamo ventinove giocatori: troppi. Ne bastano venti, come dice Novellino. Se nove sono in esubero o li cediamo a si alleneranno a parte. Serve gente che vuole bene alla maglia come Luci, Pieri e Miglionico: giocatori che se mi potessi permettere non manderei mai via». E il mercato in entrata? Manca un attaccante: «Ci piace Kozak della Lazio, ma quelli mica se ne privano».
L'allenamento. Nel frattempo Monzon ha sperimentato la squadra che dovremmo vedere contro il Brescia: davanti a Bardi difesa a tre con Salviato, Knezevic e Miglionico. A centrocampo Pieri, Belingheri, Luci, Remedi, Filkor e Siligardi con Dionisi unica punta.
Tifosi al Coni. A fine seduta una piccola delegazione della curva nord si è intrattenuta con la squadra fuori dallo spogliatoio. Si è trattato di un confronto franco che si è tenuto all'imbrunire. Le quattro sconfitte consecutive hanno acceso la spia rossa dell'allarme. Il gruppo è stato richiamato al massimo impegno in vista della partita con il Brescia. Poi a gennaio comincerà un'altra storia.
La congiura. Mentre osserva l'allenamento, Spinelli ripensa alle ultime disavventure del suo Livorno. «Non stiamo giocando male, ma siamo molto sfortunati. Nessuno ci mette sotto. Siamo stati penalizzati dagli episodi e da arbitraggi infelici. Ho chiamato il presidente federale Abete e quello di Lega, Abodi per far presente che questa situazione non è più tollerabile. Al primo fallo i nostri giocatori vengono espulsi. Mi vien da pensare che ci sia una congiura contro di noi». Parole pesanti come macigni. «A volte ho la sensazione frustrante che stiamo lottando contro tutto il mondo, ma ci troviamo di fronte un muro di gomma. Se ce l'hanno con me, basta saperlo, che me ne vado. Quella di venerdì potrebbe essere la mia ultima volta all'Ardenza».
L'amarezza. Il presidente è un fiume in piena. E non si ferma: «Se mi rendo conto che c'è una trama, allora meglio chiudere la società che tra l'altro mi costa un occhio della testa. Rimetto mezzo milione di euro al mese. Quest'anno la gestione mi costa dodici milioni tra ingaggi, contributi e organizzazione. Gli introiti della Lega e sponsor ne recupero solo cinque rimettendone sette. A queste condizioni non posso starci, specie se non ottengo nessuna soddisfazione. Abbiamo perso le ultime quattro, ma non per nostri demeriti. Regalatemi almeno una vittoria».
L'assoluzione. Il presidente non ce l'ha con la squadra: "Ho parlato con i ragazzi e con l'allenatore. Il morale non è dei migliori. E' normale essere giù di corda in un periodo come questo. Ma i ragazzi non hanno colpe. Né loro, né l'allenatore che il migliore possibile. Abbiamo solo commesso errori di gioventù. Mi hanno riferito che anche Allegri ci ha elogiato e non si capacita della nostra classifica. In tanti mi dicono che abbiamo un organico da playoff e invece dobbiamo pensare alla salvezza».
Il futuro. Spinelli è stanco e la prolungata assenza di risultati lo inducono concretamente a pensare al disimpegno: «A gennaio dobbiamo vendere i giocatori in esubero. Ad esempio Volpato è richiesto dal Venezia e l'affare dovrebbe andare in porto. Anche Schiattarella ha una squadra che lo segue. Noi dobbiamo assolutamente vendere altrimenti è un disastro. Io sono al timone da tanti anni e da solo senza che nessuno mi dia una mano. E non c'è anima viva disposta a prendere in mano la società». Un spina nel cuore di Spinelli sono gli ingaggi. «Abbiamo giocatori che percepiscono stipendi fuori budget. Abbiamo proposto a Knezevic di prolungare il contratto a cifre più basse. Il ragazzo ha preso tempo"» Spinelli ha le idee chiare sulla cura dimagrante a cui sottoporre il gruppo. «Abbiamo ventinove giocatori: troppi. Ne bastano venti, come dice Novellino. Se nove sono in esubero o li cediamo a si alleneranno a parte. Serve gente che vuole bene alla maglia come Luci, Pieri e Miglionico: giocatori che se mi potessi permettere non manderei mai via». E il mercato in entrata? Manca un attaccante: «Ci piace Kozak della Lazio, ma quelli mica se ne privano».
L'allenamento. Nel frattempo Monzon ha sperimentato la squadra che dovremmo vedere contro il Brescia: davanti a Bardi difesa a tre con Salviato, Knezevic e Miglionico. A centrocampo Pieri, Belingheri, Luci, Remedi, Filkor e Siligardi con Dionisi unica punta.
Tifosi al Coni. A fine seduta una piccola delegazione della curva nord si è intrattenuta con la squadra fuori dallo spogliatoio. Si è trattato di un confronto franco che si è tenuto all'imbrunire. Le quattro sconfitte consecutive hanno acceso la spia rossa dell'allarme. Il gruppo è stato richiamato al massimo impegno in vista della partita con il Brescia. Poi a gennaio comincerà un'altra storia.
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