Gioco
Le lacrime dei Benifei «Il sindaco della rinascita fu lui a sposarci»
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LA COMMOZIONE. Sopra Osman Benetti piange davanti al feretro di Diaz. In alto il sindaco Cosimi e il presidente Kutufà all’ingresso della camera ardente allestita ieri in ComuneForse l'immagine simbolo dell'ultimo abbraccio a Furio Diaz è quello di Osman Benetti che piange davanti al corpo
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LIVORNO. Forse l'immagine simbolo dell'ultimo abbraccio a Furio Diaz è quello di Osman Benetti che piange davanti al corpo senza vita del professore. Lo stesso che nel 1945 celebrò il suo matrimonio con Osvaldo Benifei. Ieri moltissimi livornesi hanno raggiunto la camera ardente allestita in Comune per dare l'ultimo saluto al primo sindaco di Livorno del dopoguerra. Furio Diaz, 95 anni, si è spento due giorni fa nella sua casa di Ardenza. L'arrivo del feretro a Palazzo Civico è stato accompagnato da un lungo applauso. Presenti il sindaco Alessandro Cosimi, il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, l'ex sindaco Gianfranco Lamberti e i rappresentanti di partiti e associazioni, come quella dei partigiani. «Il direttivo di Anppia - si legge in una nota a firma del presidente Osvaldo Benifei - partecipa al profondo dolore per la scomparsa del professor Diaz, quale primo Sindaco di Livorno voluto con forza dalla cittadinanza di allora per affermare i valori democratici derivati dalla resistenza». attraverso la Costituzione. Benifei e la moglie ricordano di quando «nel gennaio del 1945, con i familiari e con tanti compagni e amici, andavamo a piedi in via Roma, dove aveva sede il Comune, per contrarre il matrimonio. Ad attenderci c'era il sindaco Diaz che con orgoglio celebrò il suo primo matrimonio civile». Parole di ammirazione anche dall'associazione Italia Futura: «Una persona che ha messo a disposizione se stessa per la crescita della Livorno moderna (...), un grande intellettuale e storico, ci mancherà». Pieraldo Ciucchi e Alberto Rossi, segretari regionale e provinciale del Psi, ricordano Diaz come «il sindaco della speranza di tutti i livornesi che avevano voglia di rinascere e di lasciarsi alle spalle i periodi bui del governo fascista». «Ma per noi socialisti - riprende - fu anche l'uomo politico che seppe distinguere gli episodi che caratterizzarono la storia e in essi capire come si sarebbe evoluta la cultura politica del novecento: è così che approdò al nostro partito dopo i fatti dell'Ungheria, motivo per cui il Partito Socialista di Livorno ne va fiero e lo ricorda come autorevole protagonista della propria storia».
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