Gioco
Annessi. Il comitato getta ombra sulle elezioni. Cosimi: mai parlato di sanatorie
«Il sindaco ci aveva promesso una soluzione e l'abbiamo votato»
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Lavvocato Patrizio Rossi e Rosaria Scaffidi 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. C'è l'ombra del voto di scambio nell'esposto che il comitato del Limoncino ha depositato due giorni fa in Procura sul caso - che si trascina da decenni - degli annessi agricoli. L'avvocato Patrizio Rossi conferma che nell'atto si chiede di accertare se nell'ultima chiamata alle urne ci siano state «violazioni in materia di legge elettorale». Nell'esposto, i 23 firmatari provano a mettere una pulce nell'orecchio dei magistrati con articoli di stampa che ricostruiscono la storia degli annessi e frasi di esponenti politici dell'opposizione. «Il sindaco Cosimi - ripete la portavoce del comitato, Rosaria Scaffidi - ha promesso in più di un'occasione che avrebbe risolto la situazione. Nel luglio del 2007 parlò in consiglio comunale e disse che non avrebbe potuto risanare l'annesso, ma che ce lo avrebbe dato. Nei successivi incontri di partito ripeté: "Troviamo una soluzione a questo problema sociale nel piano strutturale, ufficialmente demolite e ricostruite, poi vediamo". Non c'ero solo io, i firmatari dell'esposto sono pronti a testimoniare». Scaffidi parla dal salone parrocchiale di Sant'Andrea, dove ieri mattina si sono riuniti i membri del comitato: negli ultimi mesi hanno tutti firmato esposti contro la discarica del monte La Poggia e ricevuto i controlli dei vigili urbani e le prime ordinanze di demolizione dei fabbricati. «Ho fatto la campagna elettorale per Cosimi - tuona la portavoce - gli credevo, invece siamo andati avanti con le bugie. Tante promesse e nessuna soluzione. Negli anni al Limoncino si sono fatti figli e figliastri: c'è chi ha condonato la villa e chi non ha ottenuto neppure il permesso per un annesso. Se il sindaco non avesse cantato a chiare lettere che avrebbe trovato una soluzione in molti non lo avrebbero votato». Cosimi non ci sta e a distanza controbatte che «la mia posizione è sempre stata chiara, sia nelle sedi istituzionali che negli incontri col comitato: occorre una riflessione sulla funzione sociale degli orti, ma non ho mai parlato di sanatorie». «D'altra parte - riprende - l'azione dell'amministrazione è evidente: non può che rispettare la legge e parallelamente vedere se si aprono scenari possibili. Non sarebbe giusto tagliare con l'accetta una situazione che si è consolidata negli anni: ho chiesto di individuare una nuova categoria di fabbricati nelle linee guida del nuovo piano strutturale, ma gli abusi edilizi non possono essere sanati». (j.g.)
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