Il Tirreno

Livorno

Storico delle idee appassionato ai Lumi

Gianni Parrini
Diaz entrò all’università di Pisa negli anni ’60 e poi passò alla Normale, dove fino a ieri figurava come professore emerito
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Diaz entrò all’università di Pisa negli anni ’60 e poi passò alla Normale, dove fino a ieri figurava come professore emerito

Abbandonata la politica fu professore in Normale e in ateneo

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 LIVORNO. Uomo d'azione ma anche di pensiero. Furio Diaz è stato un insigne studioso di storia dell'Illuminismo e la notizia della sua scomparsa ha scosso le cattedrali della cultura nostrana. Per lungo tempo, infatti, Diaz ha insegnato all'università e alla Scuola Normale di Pisa, lasciando un segno profondo nonostante il suo approdo alla carriera accademica sia avvenuto in età già matura, al termine della pratica politica.  «Ricorderò sempre le nostre chiacchierate mattutine nel suo studio affacciato su piazza dei Cavalieri», racconta il professor Franco Angiolini, docente di storia moderna nell'ateneo pisano, che è stato prima allievo, poi collega e infine amico di Diaz. «Inizialmente l'ho conosciuto come studioso, attraverso i libri - ricorda - Poi come docente, quando nel '74 entrai da perfezionando alla Normale».  La carriera universitaria di Diaz inizia, qualche anno prima alla facoltà di Lingue dell'ateneo. In seguito alla pubblicazione di un importante volume per Einaudi sull'Illuminismo francese trasloca alla facoltà di Scienze politiche, dove entra in cattedra come ordinario intorno agli anni '60, dopo aver vinto il concorso. Infine, la chiamata in Normale dove termina la carriera da docente negli anni '80, rimandendo professore emerito. «Il suo seminario su "Storia e storiografia dell'età dell'illuminismo" era uno dei più frequentati e non lo dico per retorica - spiega il professor Angiolini - Attirava studenti e dottorandi anche di discipline diverse».  In quell'epoca pre-Fukuyama, infatti, gli studi storici, in particolare dell'Illuminismo, ebbero una grande fioritura: «La passione per il Settecento era comune a tutta la generazione uscita dalla guerra e nasceva come reazione alla critica che dell'Illuminismo era stata fatta dall'idealismo italiano - spiega Claudio Cesa, professore emerito della Normale, in passato collega di Diaz - Furio era uno storico delle idee, ma non condivideva la linea storicistica di Croce e tantomeno l'approccio dogmatico del marxismo. Guardava all'epoca dei lumi e alla Rivoluzione francese come a un momento cruciale per le successive trasformazioni dell'Europa».  Si narra che la passione per quel periodo gli sia stata trasmessa direttamente da Palmiro Togliatti: «Fu il segretario del Pci a instillargli la curiosità per il Settecento - spiega Angiolini - Nella congerie dell'Italia del dopoguerra c'era la necessità spirituale di capire perché i processi di democrazia e libertà avviatesi nel Settecento in tutta Europa non avevano funzionato, portando nel' 900 alla nascita del fascismo e di altre dittature».  Per questi motivi e per la sua esperienza di sindaco, Diaz era interessato anche alla storia delle strutture politiche. Da studioso, il suo contributo maggiore ha riguardato la comprensione dei rapporti tra l'illuminismo italiano, toscano in particolare, e quello francese: «Era interessato a come le idee di Rousseau, Diderot e Voltaire si erano trasferite nelle teste e nelle pratiche degli italiani - spiega ancora Angiolini - La Francia ha sempre rappresentato il suo il suo punto di riferimento. Era spesso oltralpe e lì aveva stretto rapporti con storici quali Furet e Soboul».

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di Redazione web