Gioco
La lettera di Valentina: "La mia non scelta"
Valentina D'Angelo
Valentina D'Angelo aveva scritto raccontando la sua malattia al Tirreno, in una commovente autobiografia inviata la scorsa estate, quando aveva partecipato a un concorso promosso dal giornale
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La mia scelta purtroppo è stata una “non scelta”: la malattia. Ho ventinove anni ed a Febbraio di questo anno la sentenza, un linfoma. E’ da diversi mesi che sto lottando caparbiamente contro questa “bestia” ed è strano come una tua non scelta possa cambiare così radicalmente la vita. Ho dovuto subire ricoveri lunghi in un reparto che ho definito la mia prigione sterile, in cui mi sono mancate cose che anch’io fino a questo momento ho considerato banali: la primitiva sensazione dell’aria sulla pelle o il poter cogliere gli odori della gente per strada.
Il calendario della mia vita inevitabilmente è mutato, non rispettando più il comune ritmo del tempo, la sua lunghezza o la sua brevità dipendono esclusivamente da ciò che provo. Non è più un comune susseguirsi di giorni e festività ma di stati d’animo cupi e un minuto è un’eternità infinita. La mia vita prima? Un racconto ricco di una punteggiatura scorrevole e di punti esclamativi che lo rendevano gioioso. Dopo? La punteggiatura è sparita, niente più punti, virgole; è un racconto di vita monotono, piatto, lento, tutto uguale. I dolori arrivano veramente come le piogge d’autunno, improvvisi, non dandoti alcuna possibilità di scegliere diversamente.
E ti accorgi di quanto tempo hai perso in cerca di sensazioni grandiose, calpestando le più piccole: ammiriamo il firmamento non accorgendoci di calpestare le “stelle” sulla Terra. E ti accorgi anche di come certi torti come questo, ti si incide ferocemente sulla pelle anche se vorresti solo dimenticare, mentre tutte le gioie passate le hai lasciate scivolare via come nell’acqua senza fermarle per assaporarle un po’ di più. E’ una “non scelta”, imposta da chissà chi? Eppure fa tanto male, ma sempre avanti: vivere è il mio atto di fede!
Il calendario della mia vita inevitabilmente è mutato, non rispettando più il comune ritmo del tempo, la sua lunghezza o la sua brevità dipendono esclusivamente da ciò che provo. Non è più un comune susseguirsi di giorni e festività ma di stati d’animo cupi e un minuto è un’eternità infinita. La mia vita prima? Un racconto ricco di una punteggiatura scorrevole e di punti esclamativi che lo rendevano gioioso. Dopo? La punteggiatura è sparita, niente più punti, virgole; è un racconto di vita monotono, piatto, lento, tutto uguale. I dolori arrivano veramente come le piogge d’autunno, improvvisi, non dandoti alcuna possibilità di scegliere diversamente.
E ti accorgi di quanto tempo hai perso in cerca di sensazioni grandiose, calpestando le più piccole: ammiriamo il firmamento non accorgendoci di calpestare le “stelle” sulla Terra. E ti accorgi anche di come certi torti come questo, ti si incide ferocemente sulla pelle anche se vorresti solo dimenticare, mentre tutte le gioie passate le hai lasciate scivolare via come nell’acqua senza fermarle per assaporarle un po’ di più. E’ una “non scelta”, imposta da chissà chi? Eppure fa tanto male, ma sempre avanti: vivere è il mio atto di fede!
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