Il Tirreno

Livorno

Il ricordo del sindaco Cosimi

Alessandro Cosimi - Sindaco di Livorno

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Con la morte del professor Furio Diaz la città di Livorno perde uno dei pilastri della sua Ricostruzione. Diaz non fu soltanto un grande intellettuale, fu un amministratore accorto, capace, ed a lui si debbono gli anni della rinascita di questa città. Un uomo che ha fatto della sua missione nell’insegnamento un motivo di vita e che ha formato la coscienza di moltissimi degli interpreti della vita pubblica di questa città. Un percorso in tutta la sua vita spesso vissuto nella dialettica fra il dovere verso la comunità e la passione per l’insegnamento.

Lui, laureatosi in Legge, che progressivamente diviene uno storico di fama mondiale, conseguendo, non solo con la sua produzione scientifica, ma anche con la propria autorevolezza personale, un ruolo ben oltre i confini nazionali. Un percorso, quello della sua generazione, che accompagna i grandi eventi del Novecento, attraverso passaggi spesso duri, difficili, ma affrontati sempre guardando all’interesse comune ed alla necessità di sentirsi parte , attraverso il lavoro intellettuale, delle trasformazioni del mondo. Originale nei suoi punti di vista, anche nella politica della sua epoca, quando, Sindaco giovane, avvertiva il proprio dovere di amministratore, anche in conflitto con il suo desiderio di dedicarsi all’attività politica “generale e culturale” che preferiva.

Nella bellissima lettera del 1947 a Togliatti, scriveva del suo impegno, dei problemi della città e di questo suo desiderio, avvertendo la necessità di testimoniare la propria paura di non essere adeguato, proponendo addirittura le proprie dimissioni. E lo faceva attraverso una riflessione che prima di tutto metteva a disposizione la sua persona. Nella risposta che ebbe, tutta la stima di un partito che allora lo considerava uomo capace di collegare la crescita di una città che aveva bisogno non solo di “lavori pubblici” per rinascere, ma anche del suo spessore culturale per definire i valori di una città che era uscita dalla guerra, mutata anche nella propria identità. Fu un Sindaco che dovette superare gli odi, le violenze che, strascichi della guerra, avrebbero potuto diventare un freno allo sviluppo della comunità.

E lo fece senza mai dimenticare il valore fondativo della Costituzione, l’antifascismo, aprendo comunque a scenari che facessero crescere Livorno, superando “ogni vendetta personale ed ogni meschina reazione indegna di un popolo libero”, come scrisse ai livornesi nel manifesto del 24 luglio del 1944. Le questioni del Novecento e le sue convinzioni personali lo portarono ad allontanarsi dal PCI nell’anno dell’invasione dell’Ungheria. Una coerenza difficile allora, che lo portò ad allontanarsi anche da coloro con i quali aveva condiviso la ricostruzione della città. Per un periodo rimase vicino alla politica attiva, aderendo successivamente al PSI, ma, sempre con la coerenza e la passione della sua formazione, da quel momento la sua stella polare fu l’insegnamento e la ricerca, soprattutto sui temi del pensiero illuministico francese e riformatore italiano del Settecento.

La morte del professor Diaz fa perdere alla città un punto di riferimento culturale; uno di quei personaggi che se pur negli ultimi anni aveva scelto una riservatezza che lo teneva lontano dalla ribalta degli eventi cittadini, erano comunque considerati una presenza che innalzava il livello qualitativo della città. Negli ultimi anni ci eravamo sentiti diverse volte, con il tema spesso della sua salute, ed anche con un pensiero che rivolgeva sempre alle attività dei propri allievi. Anche in questo è stato maestro, non solo di metodo, ma anche di attenzione a che intorno a Lui crescessero persone che potessero continuare il suo lavoro.

Come da amministratore voleva lasciare una città che avesse un futuro, così da studioso voleva lasciare un filo che sviluppasse un lavoro intellettuale anche per altri. La sua perdita è per la città un momento di dolore e di riflessione, proprio perché nella sua persona si rappresentano i valori di una generazione che, in un momento terribile, senza piangersi addosso, ha pensato a costruire un futuro che potesse essere, per altri,opportunità. Alla sua famiglia vada l’abbraccio della città tutta e la partecipazione della nostra comunità al loro dolore. Alessandro Cosimi

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di Redazione web