Gioco
Maxi-traffico di rifiuti anche Livorno nel mirino degli 007
Mauro Zucchelli
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Finanziere controlla linterno di un container contenente rifiuti Il nostro porto fra gli scali coinvolti: migliaia di tonnellate portate illecitamente in Cina
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LIVORNO. Il porto di Livorno è uno degli scali coinvolti nella maxi-inchiesta su un traffico illecito di rifiuti speciali - soprattutto pneumatici logorati e materiali di gomma e di plastica - che una gang internazionale, composta anche da cinesi, portavano via dall'Italia per farli sparire in Paesi dell'Estremo Oriente. Secondo le ipotesi dell'accusa, i rifiuti speciali erano stati rastrellati dagli scarti di una miriade di piccole imprese. Sono in corso accertamenti per capire se davvero, come si pensa, fossero destinati a esser "riciclati" come materiale per fabbricare giocattoli, biberon, oggetti da cucina e prodotti sanitari da riesportare poi in Europa. Niente meglio delle cifre dice quanto fosse ramificato questo "giro" di smaltimenti fuori regola: 54 le ordinanze di custodia cautelare in carcere e una sessantina i nomi nella lista degli indagati; 21 le imprese finite nel mirino delle indagini, oltre 6 milioni di euro di beni posti sotto sequestro. Al centro dell'attenzione degli 007 della Guardia di Finanza gli strani percorsi compiuti da 1507 container tenuti d'occhio uno per uno: contenevano qualcosa come 34mila tonnellate di roba da far sparire. Una montagna di rifiuti speciali: 26mila quintali (nascosti in poco più di un centinaio di contenitori) sono sotto sequestro in alcuni porti italiani. Si sa per certo che fra questi c'è Taranto, non è dato sapere invece se il provvedimento di sequestro riguardi anche lo scalo livornese. In effetti, l'epicentro dell'inchiesta è in Puglia (anche se fra i porti interessati risulta vi siano, oltre a Livorno, anche Genova, La Spezia, Napoli, Palermo, Catania e Gioia Tauro). Sono state le Fiamme Gialle di Taranto in tandem con le Dogane a compiere il blitz denominato "Gold plastic" per i superprofitti che i "furbetti dello smaltimento fraudolento" si mettevano in tasca: una volta arrivati a destinazione in Cina o nel Sud Est asiatico, venivano rivenduti con un ricarico di 250 volte. Le ordinanze emesse dal gip di Lecce hanno coinvolto persone, imprese e porti di ben 13 regioni, nel quadro di una inchiesta che, iniziata nella primavera di due anni fa dalla Procura tarantina e poi passata alla Direzione antimafia leccese, ha ottenuto frutti anche grazie alle intercettazioni. Va detto peraltro che abita a Pisa uno dei 4 cinesi che figurano fra gli arrestati: è considerato dagli investigatori uno dei punti di riferimento del gruppo asiatico della gang. E' da segnalare che gli arresti arrivano a pochissimi giorni di distanza dall'operazione nata dopo un controllo delle Dogane nel porto di Livorno: era stato scoato un container sospetto dal quale si era risaliti a un deposito nella zona di Prato dove un gruppo di cinesi aveva accumulato cento tonnellate di scarti di produzione tessile che, mescolati con carta, erano stati nascosti in centionaia di sacchi per essere esportati in Cina risparmiando sulle spese di smaltimento, visto che si tratta di materiali che, benché non pericolosi, sono classificati come rifiuti speciali. In questo caso erano stati i funzionari doganali a intervenire insieme a all'Arpat. Non è certo la prima volta che si guarda al porto di Livorno come a un centro di rilievo nella mappa dei traffici di rifiuti. Un caso su tutti: un pentito di 'ndrangheta parla sia di affondamento di navi con rifiuti pericolosi al largo delle nostre coste sia del fatto che 600 fusti di rifiuti radioattivi sarebbero stati spediti via nave in Somalia dal porto di Livorno negli anni '80.
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