Il Tirreno

Livorno

Da Livorno a Milano: il signore della chimica conquista l'Ambrogino

Enrico Cerrai, 87 anni, nel suo studio e durante un recente convegno in Toscana
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Enrico Cerrai, 87 anni, nel suo studio e durante un recente convegno in Toscana

Oggi Pisapia gli conferisce la massima onorificenza È uno dei più grandi esperti di nucleare e rifiuti

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 LIVORNO. «Meglio disoccupato all'Ardenza che ingegnere a Milano...». Quando sente la battuta si lascia scappare la risata. Perché lui - Enrico Cerrai, 87 anni, chimico di fama internazionale e livornese doc «nato e cresciuto tra il Cisternone e il Parterre» - non solo ha allevato decine di ingegneri come professore del Politecnico, ma dalla città della Madonnina riceve oggi, la massima onorificenza, l'Ambrogino d'oro. Sulla medaglia che il sindaco Giuliano Pisapia è pronto a consegnargli sul palco del teatro Dal Verme si distinguono due parole: benemerenza civica.  Il motivo? Ce ne sono parecchi. Non si rischia di esagerare quando si dice, ad esempio, che Cerrai è l'uomo che negli anni Ottanta ha liberato Milano dallo smog, quello pesante, con la prima "metanizzazione". Dopo una lunga esperienza al Politecnico nel campo delle tecnologie energetiche e nucleari, nel 1981 divenne presidente di Aem: un'Asa in versione milanese, che trasformò da solo elettrica a energetica, acquisendo la rete del gas e lanciando i progetti di teleriscaldamento. «Quando arrivai - racconta - era come Chicago: nell'interland si bruciavano ancora carbone e olii pesanti. Oggi sembra facile, ma il passaggio al metano fu una rivoluzione. Ricordo la prima ordinanza del sindaco per ripulire l'aria, altro che Pm10...».  Cerrai diventa il padre scientifico e operativo di una miriade di esperienze nazionali. Membro del Cise, è uno dei massimi esperti (e sostenitori) del nucleare in Italia. Il suo curriculum è chilometrico, lui si limita a dire che «la cosa più bella è che ho avuto la fortuna di essere presente quando le cose nascevano». Alterna la passione per la ricerca a quella per la lirica e dalla fine degli anni Ottanta presiede la Fondazione Milano per il teatro della Scala. Nel 2007, a più di 80 anni, lancia Cise2007, che si occupa di sostenibilità ed energia. Oggi siede al tavolo comunicazione del progetto "Transparency", voluto da Siemens e dalla Banca Mondiale «contro le truffe delle mafie nel settore dell'energia e dei rifiuti».  In nonno-chimico potrebbe andare avanti per ore a parlare di inceneritori, differenziata, nucleare, sviluppo sostenibile. Dall'altra parte della cornetta corre tra una riunione e l'altra: «Senta le mando subito una e-mail, ho sempre con me il portatile». Quasi novant'anni, come non sentirli...  In teatro con lui c'è la moglie Maria Teresa. Ad aspettarlo quattro nipoti, i cugini livornesi e i figli: Federico e Guido (uno è medico l'altro ingegnere, altre «teste da Google»).  Milano lo ha adottato nel 1949 e se l'è tenuto ben stretto. Ma il legame con la città dei Quattro Mori non si è mai spezzato. «Livorno - si lascia scappare - è sempre Livorno. È una tradizione di famiglia e una necessità: torniamo sempre a Quercianella tre giorni dopo Natale, per Pasqua e in estate». Il papà, Guido, negli anni Trenta era responsabile del patrimonio immobiliare del Comune. «Fin da piccolo volevo fare gli "intrugli", diventare un chimico farmacista. Mi convinse a studiare al Classico, diceva che la cultura umanistica era la base di tutto». A 24 anni parte con in tasca la laurea pisana e trasforma la strada milanese in un'autostrada: «Oggi dico ai ragazzi di non perdere la fiducia. Devono impegnarsi, studiare, stare attenti al rigore più che alle favole. E si affidino alle persone serie, tanto le scorciatoie non portano lontano».

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di Redazione web