Il Tirreno

Livorno

Tanti hanno fatto domanda ieri sperando di evitare la nuova normativa

Pensioni, un incubo

Matteo Baccellini

Code e telefonate ai patronati: «Ma posso andarci?»

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 LIVORNO. Una giornata di telefonate, code, domande cariche d'ansia. Il popolo dei lavoratori a un passo dalla pensione non è rimasto insensibile alla riforma prospettata dal governo Monti.  Tutti con in testa la stessa domanda. «In pensione potrò andarci o no?». Tre le principali casistiche di lavoratori che si sono presentati agli sportelli della Inca-Cgil: donne di 57 anni con 35 anni di contributi, chi ha già versato i famosi 40 anni, e chi si trova in mobilità, magari con accordi aziendali fatti e sottoscritti, ed è in attesa di sapere quando e come andare in pensione.  Inca-Cgil. «È stata una giornata convulsa - ammette il responsabile del patronato Cgil Sergio Bavone - a tutti abbiamo ripetuto di dover attendere se ci sarà una deroga, ma in molti hanno voluto soprattutto presentare la domanda di pensione subito, per non rischiare di far passare invano il 31 dicembre».  Ancora non è chiaro cosa accadrà per chi aveva maturato i requisiti. «La finestra c'era, attendiamo, non è detto che sarà abolita - spiega Bavone - dobbiamo vedere se ci saranno modifiche».  Mobilità.  «C'è chi rischia di ritrovarsi a un passo dai sessant'anni e non aver più un lavoro né la mobilità e neppure la pensione: insomma, reddito zero. La manovra ha inghiottito nel nulla quest'esercito di persone: solo a Livorno sono 250». Enrico Pedini, numero uno dei metalmeccanici Cgil, fotografa l'identikit del lavoratore-tipo sul quale si abbatteranno i provvedimenti del governo.  «Le crisi delle fabbriche - afferma - hanno portato a un processo di espulsione di tantissimi lavoratori: chi era nelle condizioni, ad esempio con 57 anni di età o 37 anni di contributi, veniva accompagnato con tre anni di mobilità fino alla pensione. Certo, non è il massimo ma almeno non resti in mezzo a una strada con un pugno di mosche in mano. Ora non c'è più nemmeno quel pugno di mosche: o risolvono questa cosa o qui salta tutto, è una polveriera sociale che chiunque sbaglierebbe a sottovalutare».  Metalmeccanici. Da ieri è stato un viavai di gente e tutto uno squillare di telefoni anche negli uffici del settore metalmeccanici della Cisl. «Sono tutti preoccupati - spiega Sergio Fondi, responsabile della Fim-Cisl - C'è da capire bene la manovra, abbiamo letto che chi si trova in mobilità verrà salvaguardato. Ma in che modo?».  Di fatto la manovra penalizza almeno tre tipologie di lavoratori. «È un sistema che non agevola di sicuro chi si è visto innalzare l'età pensionabile, e dovrà restare al lavoro altri due-tre forse quattro anni. Ma penso anche a quei lavoratori che hanno fatto alcune scelte con la mobilità uno o due anni fa e adesso non sanno quando e con quale cifra andranno in pensione».  Senza dimenticare che chi andrà in pensione ci rimetterà col sistema contributivo il 10% rispetto al retributivo e il 3% annuo, secondo i calcoli di Fim-Cisl, per ogni anno di avvicinamento allo soglia dei 65 anni.  Il patronato Cisl. Ressa anche al patronato della Cisl, in un lunedì da "tutto esaurito". «Chi ha la finestra aperta al 31 dicembre adesso ha paura - spiega il direttore del patronato Cisl livornese, Alessandro Morelli - Chi può giustamente scappa subito, tanti sono arrivati da noi dicendoci di aver maturato i requisiti per andare in pensione a febbraio-marzo. E ora che accade - mi ha hanno chiesto - vado in pensione tra 4 o 5 anni?».  Per tutti faranno fede gli estratti certificativi della situazione contributiva. «E non resta che attendere gli sviluppi futuri o eventuali modifiche del Parlamento. Per il momento è così».  

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