Il Tirreno

Livorno

La Provincia dice no alla cancellazione

Anna Cecchini

Kutufà: «Nessun spreco ma servizi essenziali». La rabbia dei dipendenti

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 LIVORNO. «La grande difficoltà del momento non deve consentire operazioni poco meditate». Nel commentare il provvedimento, incluso nel decreto del governo, che prevede la "cancellazione" delle Province, il presidente della Kutufà soppesa le parole. Però si capisce che è alterato. Molto alterato. «Sono consapevole - prosegue Kutufà -, non da oggi, della gravissima difficoltà che attraversa il Paese. Rilevo però che è fuorviante presentare come risolto il problema reale dei costi della politica, stabilendo, attraverso un decreto di dubbia costituzionalità, la decadenza di organi eletti come il presidente e il consiglio provinciale, quando invece si lasciano in piedi una miriade di enti costosi e non elettivi di sostanziale derivazione politica». E poi fa capire che con la fine della Provinca andranno a morire tanti servizi essenziali per i cittadini. «Si pensi alle competenze sulle scuole superiori - termina Kutufà -, sui Centri per l'impiego, sulle strade provinciali. Dovranno passare ad altri enti, con risparmi da dimostrare».  Arrabbiati per lo smantellamento delle Provincie annunciato dal professor Monti anche gli assessori. «Così come presentato finora è un provvedimento di emergenza non ponderato - taglia corto l'assessore Piero Nocchi -, che non riduce i costi. Gli enti si possono anche modificare, ma dopo aver discusso. Questo è soltanto un taglio».  «Il taglio - concorda l'assessore Nicola Nista - comporterà costi maggiori rispetto ad ora. Le competenze dell'ente come saranno suddivise? Il personale cosa farà? Chi farà le scelte e darà indirizzi in ambiti importanti. Sono per una rioganizzazione, magari in macro-province che ricalcano gli Ato per i rifiuti, ma così no, anche perché si perdono le garanzie per i piccoli comuni».  Anche l'assessore Maria Teresa Sposito, si dice perplessa: «Posso capire un accorpamento tra Province, ma così sembra tanto un capro espiatorio. Invece si dovrebbero rivalutare tutti gli enti, dai Comuni alle Regoni».  Grande preoccupazione anche tra i dipendenti, che si sentono messi da parte come se finora il loro lavoro avesse avuto un ruolo marginale. «Noi presidiamo servizi essenziali - diece Patrizia Cotta Ramusino, repsonsabile del Centro impiego - dal lavoro alla formazione professionale, ambiente, difesa del suolo, scuole. Tagliare le Province vuol dire non sapere chi si occuperà di questi settori».  Contraria all'operazione anche Paola Meneganti, responsaile Affari generali: «Stupisce che si tagli un livello elettivo ma che si siano presi sei mesi per rivedere gli stipendi dei parlamentari. La Provincia non ha un costo politico, garantisce servizi essenziali». «Bisogna fare una riorganizzazione organica degli sprechi - termina Maurizio Scalabrini, del Centro per l'impiego di Portoferraio - non tagliare solo perché lo dice l'Europa».

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di Redazione web