Il Tirreno

Livorno

I nostri record: bar, libri e divorzi

<b>IN LIBRERIA.</b> Franco Ferrucci (Gaia Scienza)
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IN LIBRERIA. Franco Ferrucci (Gaia Scienza)

Guai nelle infrastrutture e poca voglia di impresa

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 Ricchezza. La nostra provincia figura al 45º posto: appena sotto Prato, appena sopra Torino. Il Pil pro capite 2010 è 27.410 euro.  Risparmi. Dal 2006 al 2010 i depositi per abitante sono aumentati del 9,7%: penultimi in Toscana (peggio di noi solo Lucca) e fra le 16 province che se la cavano peggio in tutta Italia.  Consumi. Meno "cicale" che in passato: nelle spese per mobili, elettrodomestici, computer e veicoli siamo a metà classifica, 41ª posizione (su 107).  Caro casa. Smentita l'idea che Livorno abbia le case più care del mondo: figuriamo al 45º posto in campo nazionale, a Pisa il costo medio al metro quadro è il 45% in più di noi.  Imprenditorialità. No, non abbiamo molto sprint imprenditoriale: nei registri camerali si conta una impresa ogni 10,5 abitanti. Maglia nera in Toscana.  Voglia di investire. Qui vale il rapporto fra il denaro che si prende in prestito dalle banche e quello che si deposita sul conto: ogni cento euro portati in banca ne prendiamo quasi 230. Il "Sole" lo giudica segno della voglia di investire e ne fa un indicatore positivo: un miracoloso sesto posto in questo campo ci fa volare nella graduatoria degli affari. E se anziché soldi presi per costruire il futuro fossero solo quattrini acciuffati per tappare le buche del passato?  Prestiti in sofferenza. Eppure dalle banche arriva un altro segnale positivo: solo il 3,3% dei prestiti è nei guai. La metà di quel che accade a Prato, la metà della metà di ciò che avviene a Isernia: eccoci fra le dieci province più virtuose.  Occupazione. Malino ma non siamo come al solito il peggior dato dell'Italia a nord di Roma: 54º posto tanto per l'occupazione al femminile che per quella in età 25-34 anni.  Infrastrutture. Dovrebbe regalarci un sorriso il fatto di figurare fra le prime 23 in classifica. Al contrario, è un arretramento neanche tanto lento: basti pensare che solo pochi anni fa eravamo fra le prime tre.  Fuga dall'ospedale. Tanti malati emigrano dai nostri ospedali per andare fuori provincia: quasi il 6%. Basta per il 40º posto: addirittura un po' meglio di Reggio Emilia.  Nidi comunali. Sacrosante le polemiche degli esclusi dai nidi municipali, ma il fatto di poter contare su posti pari al 13,8% dei bambini sotto i tre anni è un risultatone nell'Italia di oggi. Solo sette province fanno meglio di noi.  Coppie in crisi. Risultiamo sempre fra le zone d'Italia dove ci si separa di più. Anche quest'anno ma meno: in 8 province si divorzia più che qui.  Microcriminalità. Continuiamo a restare in zona retrocessione, ma in fatto di scippi, rapine e borseggi va un po' meglio degli anni scorsi: 27 città stanno peggio (e fra queste Firenze, Massa, Lucca, Pisa e Prato).  Furti. Ci sono più "topi d'appartamento" che ladri d'auto: siamo a metà graduatoria per i colpi in casa (54º posto), invece per i furti di veicoli risultiamo fra le 13 province più tranquille.  Libri. Chissà se sta proprio qui la sorpresa numero uno: l'indagine ci disegna come voraci divoratori di libri. L'avreste mai detto? Il "Sole 24 Ore" prende i dati Istat e Messaggerie e racconta che risultiamo fra le nove province dove più alto è l'assorbimento di libri rispetto al numero di abitanti. Sorpassiamo addirittura Pisa (solo 39ª) e realtà di grande tradizione editoriale come Torino (12ª), Padova (14ª), Brescia (22ª).  Spettacoli. I dati Siae-Istat ci vedono fra le prime 19 province per numero di spettacoili andati in scena nel 2010: uno ogni 12 abitanti. Perfino più che a Milano, in proporzione. E in fatto di sale cinematografiche va pure meglio: eccoci al settimo posto in campo nazionale.  Ristoranti e bar. Noi, la patria di bar e ristoranti: ne abbiamo uno ogni 127 abitanti (e questo ci vale il 12º posto in Italia). Il doppio che a Ascoli Piceno.

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