Gioco
«Ora l'assenza di Anna Lisa mi assedia»
Maria Antonietta Schiavina
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MADRE E FIGLIA. Anna Lisa Russo in ospedale e, alle sue spalle, la mamma Roberta RomaniParla la mamma della ragazza-coraggio che con il suo sì ha commosso il mondo
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LIVORNO. «Il periodo peggiore della giornata è quello del mattino quando al risveglio realizzo che non sto vivendo un incubo, ma una terribile realtà». Parla con un filo di voce Roberta Romani - 68 anni, insegnante elementare in pensione, un matrimonio finito alle spalle e una vita che troppe volte è stata crudele con lei - mentre ricorda la sua adorata figlia Anna Lisa, la giovane blogger trentatreenne di Borgo a Buggiano, morta il 4 ottobre nel reparto Cure palliative dell'ospedale di Livorno, stroncata da un tumore contro cui ha lottato tenacemente fino all'ultimo.
Racconta il suo dramma di madre, colpita due volte negli affetti più cari: un incidente sul lavoro le portato via il 5 settembre del 2000 il secondo figlio, Alessio, schiacciato da un finestrone dell'azienda dove lavorava. Ma lo fa senza rabbia, «perché - dice - una ragione a tutto questo ci deve essere, anche se finora io non l'ho trovata». «Ne ho passate tante - afferma parlando della sua odissea di donna e di madre - e pensavo di potermi godere la vecchiaia serenamente, insieme all'unica gioia che mi era rimasta, Anna Lisa, una creatura meravigliosa e dolcissima, che mi adorava. Invece il destino ha voluto mettermi ancora alla prova. Solo che questa volta lo ha fatto in modo atroce, perché se perdere un figlio è terribile, perderlo dopo aver assistito impotente alla sua sofferenza, è davvero insopportabile, disumano».
Roberta trascorre le sue giornate chiusa in casa, a riordinare la stanza di Anna Lisa, a rileggere ciò che lei aveva scritto, a guardare le foto, a rispolverare i ricordi. «Soprattutto quelli belli, che sono tanti - dice - anche se negli ultimi tempi la malattia aveva presso il sopravvento su tutto». E rivela che ha in programma di andare per qualche tempo a fare un ritiro spirituale nel Casentino, in un luogo che aveva già visitato con Anna Lisa, su suggerimento di un'infermiera e dove aveva conosciuto un sacerdote molto sensibile, «uno di quelli che sa ascoltare e capire», ricordando che quel posto era piaciuto tanto anche a sua figlia, tanto che avevano in programma di tornarci insieme per restarci qualche giorno.
«Cosa che invece non è stata possibile, perché la malattia ha avuto la meglio sui nostri progetti, anche se non è riuscita, per fortuna, a mandare all'aria il matrimonio, che ha dato ad Anna Lisa una grande carica e l'ha resa felice almeno per qualche giorno», aggiunge mamma Roberta: «Andrea è stato vicino a mia figlia con tanto amore, e quasi sempre nell'ombra, prevenendo ogni suo desiderio, ogni necessità. Ora è vicino a me, si preoccupa per me, mi aiuta in tutto. E' una persona stupenda come la sua famiglia e gli auguro un giorno, quando sarà il momento, di trovare una donna che lo renda felice come merita». Roberta racconta anche che Anna Lisa dopo il fidanzamento aveva fatto tanti progetti per il futuro. «Dall'allevamento di api, a una casa che aveva trovato proprio come desiderava, una specie di cottage in mezzo alla campagna, originale e insolito, così com'era lei». In quel cottage la blogger non è mai andata ad abitare con il marito, perché la "bestiaccia" - come chiamava nel suo blog il cancro - ha avuto il sopravvento.
«Mia figlia voleva vivere, avrebbe fatto qualunque cosa per riuscirci» spiega Roberta Romani. «Molti mi chiedono come ho potuto resistere in questi tre anni. E io rispondo che non lo so... Il dolore che ho provato e che provo non lo auguro a nessuno, anche se ho sperato fino all'ultimo. Quel filo di speranza non ho voluto che mi fosse rubato mai, tanto che appena sentivo pronunciare la parola "incurabile", pensavo: "Non è vero, o anche se è vero può darsi che per Anna Lisa non sia così". E lo dicevo anche a lei, perché volevo che non perdesse la capacità di lottare».
Mamma Roberta confessa che ha sempre creduto in cuor suo di poter gestire la malattia. «Cosa che sperava anche mia figlia che era pronta a ogni terapia, perché diceva: "Devo andare avanti fino al giorno in cui la ricerca riesce a trovare il rimedio". E a proposito del blog affermava: "Voglio parlare, non per mania di protagonismo, perché di apparire non me ne importa niente, ma per far conoscere, per spingere i ricercatori a muoversi, per aiutare tanti giovani come me a combattere». «Anna Lisa - ricorda Roberta Romani - è sempre stata una persona decisa, ma anche curiosa: a tre anni sapeva già leggere e scrivere e sia nella scuola che nel lavoro ha voluto fare molte esperienze, lasciando però ovunque andava una scia d'amore, perché era disponibile ad ascoltare e tutti le raccontavano i loro problemi».
«Questo è un dolore che non passerà mai. E non mi sento eccezionale per quello che ho fatto, mi sono comportata come una mamma, niente di più». «Adesso - conclude - mi aspetta il compito di portare avanti ciò che mia figlia voleva. E l'associazione che nascerà all'inizio dell'anno, insieme al libro con il diario di Anna Lisa (che Mondadori pubblicherà a febbraio), sarà il mio modo di far rivivere la mia creatura non solo dentro di me e in chi le ha voluto bene, ma anche in chi non l'ha mai conosciuta e soprattutto in chi è malato e nelle sue parole può trovare la forza di lottare».
Racconta il suo dramma di madre, colpita due volte negli affetti più cari: un incidente sul lavoro le portato via il 5 settembre del 2000 il secondo figlio, Alessio, schiacciato da un finestrone dell'azienda dove lavorava. Ma lo fa senza rabbia, «perché - dice - una ragione a tutto questo ci deve essere, anche se finora io non l'ho trovata». «Ne ho passate tante - afferma parlando della sua odissea di donna e di madre - e pensavo di potermi godere la vecchiaia serenamente, insieme all'unica gioia che mi era rimasta, Anna Lisa, una creatura meravigliosa e dolcissima, che mi adorava. Invece il destino ha voluto mettermi ancora alla prova. Solo che questa volta lo ha fatto in modo atroce, perché se perdere un figlio è terribile, perderlo dopo aver assistito impotente alla sua sofferenza, è davvero insopportabile, disumano».
Roberta trascorre le sue giornate chiusa in casa, a riordinare la stanza di Anna Lisa, a rileggere ciò che lei aveva scritto, a guardare le foto, a rispolverare i ricordi. «Soprattutto quelli belli, che sono tanti - dice - anche se negli ultimi tempi la malattia aveva presso il sopravvento su tutto». E rivela che ha in programma di andare per qualche tempo a fare un ritiro spirituale nel Casentino, in un luogo che aveva già visitato con Anna Lisa, su suggerimento di un'infermiera e dove aveva conosciuto un sacerdote molto sensibile, «uno di quelli che sa ascoltare e capire», ricordando che quel posto era piaciuto tanto anche a sua figlia, tanto che avevano in programma di tornarci insieme per restarci qualche giorno.
«Cosa che invece non è stata possibile, perché la malattia ha avuto la meglio sui nostri progetti, anche se non è riuscita, per fortuna, a mandare all'aria il matrimonio, che ha dato ad Anna Lisa una grande carica e l'ha resa felice almeno per qualche giorno», aggiunge mamma Roberta: «Andrea è stato vicino a mia figlia con tanto amore, e quasi sempre nell'ombra, prevenendo ogni suo desiderio, ogni necessità. Ora è vicino a me, si preoccupa per me, mi aiuta in tutto. E' una persona stupenda come la sua famiglia e gli auguro un giorno, quando sarà il momento, di trovare una donna che lo renda felice come merita». Roberta racconta anche che Anna Lisa dopo il fidanzamento aveva fatto tanti progetti per il futuro. «Dall'allevamento di api, a una casa che aveva trovato proprio come desiderava, una specie di cottage in mezzo alla campagna, originale e insolito, così com'era lei». In quel cottage la blogger non è mai andata ad abitare con il marito, perché la "bestiaccia" - come chiamava nel suo blog il cancro - ha avuto il sopravvento.
«Mia figlia voleva vivere, avrebbe fatto qualunque cosa per riuscirci» spiega Roberta Romani. «Molti mi chiedono come ho potuto resistere in questi tre anni. E io rispondo che non lo so... Il dolore che ho provato e che provo non lo auguro a nessuno, anche se ho sperato fino all'ultimo. Quel filo di speranza non ho voluto che mi fosse rubato mai, tanto che appena sentivo pronunciare la parola "incurabile", pensavo: "Non è vero, o anche se è vero può darsi che per Anna Lisa non sia così". E lo dicevo anche a lei, perché volevo che non perdesse la capacità di lottare».
Mamma Roberta confessa che ha sempre creduto in cuor suo di poter gestire la malattia. «Cosa che sperava anche mia figlia che era pronta a ogni terapia, perché diceva: "Devo andare avanti fino al giorno in cui la ricerca riesce a trovare il rimedio". E a proposito del blog affermava: "Voglio parlare, non per mania di protagonismo, perché di apparire non me ne importa niente, ma per far conoscere, per spingere i ricercatori a muoversi, per aiutare tanti giovani come me a combattere». «Anna Lisa - ricorda Roberta Romani - è sempre stata una persona decisa, ma anche curiosa: a tre anni sapeva già leggere e scrivere e sia nella scuola che nel lavoro ha voluto fare molte esperienze, lasciando però ovunque andava una scia d'amore, perché era disponibile ad ascoltare e tutti le raccontavano i loro problemi».
«Questo è un dolore che non passerà mai. E non mi sento eccezionale per quello che ho fatto, mi sono comportata come una mamma, niente di più». «Adesso - conclude - mi aspetta il compito di portare avanti ciò che mia figlia voleva. E l'associazione che nascerà all'inizio dell'anno, insieme al libro con il diario di Anna Lisa (che Mondadori pubblicherà a febbraio), sarà il mio modo di far rivivere la mia creatura non solo dentro di me e in chi le ha voluto bene, ma anche in chi non l'ha mai conosciuta e soprattutto in chi è malato e nelle sue parole può trovare la forza di lottare».
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