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Enrico Rossi deluso dalla manovra

Enrico Rossi deluso dalla manovra

Il premier non ha ancora pronunciato un sì definitivo, ma Rossi annuncia che già oggi si comincerà a inviare a Roma i codici fiscali delle aziende danneggiate dalle alluvioni

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«Abbiamo ottenuto un’apertura molto netta da Monti alla richiesta di moratoria fiscale di un anno per le aziende alluvionate in Lunigiana e all’Elba». Enrico Rossi torna dall’incontro dei presidenti delle Regioni col premier con l’amaro in bocca, ma con una notizia positiva. Il premier non ha ancora pronunciato un sì definitivo, ma Rossi annuncia che già oggi si comincerà a inviare a Roma i codici fiscali delle aziende danneggiate dalle alluvioni. Le buone notizie, in realtà: sono tre «Sono stati cancellati - aggiunge Rossi - i 2,5 miliardi di tagli alla Sanità ed è stata scongiurata una ulteriore riduzione dei fondi da destinare al trasporto pubblico locale».

La soddisfazione, però, è mitigata dal metodo con il quale il governo reperirà le risorse mancanti. «I 2,5 miliardi saranno trovati - chiarisce Rossi - con un aumento delle aliquote Irpef dello 0,33 per cento e i nuovi tagli al trasporto pubblico locale verranno scongiurati con un aumento delle accise sui carburanti. In un caso come nell’altro, a pagare sono sempre i soliti: i lavoratori dipendenti, i pensionati». Rossi è uscito dall’incontro con Mario Monti con una sensazione di amarezza: «Non è questo il cambiamento che ci aspettavamo. Nella manovra non è contenuta la patrimoniale e non c’è nessuna misura incisiva per la lotta all’evasione fiscale.
Non c’è giustizia né equità fiscale e neppure delle tangibili misure a sostegno dello sviluppo».

Enrico Rossi avrebbe voluto ascoltare delle misure diverse: come ad esempio la decisione di mettere a gara le frequenze per le televisioni nazionali. «Mi chiedo, con queste misure quanto pagherà un operaio, quanto un dipendente pubblico e quanto, invece, Berlusconi?» Il tutto con un timore: «E’ in atto una gigantesca redistribuzione della ricchezza dal lavoro al capitale finanziario che l’Europa deve fermare. Speriamo che tutti questi nuovi sacrifici che siamo chiamati a fare non finiscano come legna nel rogo della speculazione finanziaria».

Il presidente della Toscana  ha ricordato il segretario del Pci Enrico Berlinguer. «Così Berlinguer concludeva - scrive Rossi - la sua intervista con Scalfari "Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilita' politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire". Era il 1981...». «Questo non è il Governo del cambiamento - scrive ancora il presidente della Toscana -, ma dell'emergenza. Nella manovra c'è poca equità e una forte impronta liberista».

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