Gioco
Tia, cartelle pazze ai negozianti
È allarme tra i negozianti per l’arrivo di centinaia di cartelle della Tia relative agli ultimi cinque anni. Cartelle in cui si richiedono centinaia di euro per ogni annata, anche se i negozianti hanno già pagato regolarmente la tassa
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È allarme tra i negozianti per l’arrivo di centinaia di cartelle della Tia relative agli ultimi cinque anni. Cartelle in cui si richiedono centinaia di euro per ogni annata, anche se i negozianti hanno già pagato regolarmente la tassa di igiene ambientale. A lanciare l’allarme è Stella Caroni di Sos cartelle esattoriali. «È un fenomeno - dice Caroni - che potrebbe assumere dimensioni enormi, visto che le richieste di pagamento stanno arrivando a numerosi esercenti». In pochi hanno capito a cosa si riferiscono queste ingiunzioni di pagamento. Solo dopo una ricerca all’Aamps si è chiarito a cosa si riferiscono le cartelle pazze.
«È venuto fuori - dice Caroni - che Aamps l’anno scorso ha incaricato una società esterna di fare i rilievi nei negozi. I rilevatori si sono presentati dai commercianti, devono aver detto che si trattava di un censimento per la Tia, poi hanno effettuato la misurazione con gli strumenti elettronici e se ne sono andati. Adesso ai negozianti arrivano le fatture relative a quelle misurazioni». Tanto per fare un esempio, se un commerciante ha pagato la Tia negli ultimi cinque anni per un locale di 50 metri quadrati e dal censimento risulta che il negozio ne misura 55, Aamps ha inviato la cartella con la richiesta di pagamento della Tia (dal 2006 al 2010) relativa a quei cinque metri quadrati che non risultavano. «Vengono cifre enormi - dice Caroni - anche perché sono svariate annualità».
«È venuto fuori - dice Caroni - che Aamps l’anno scorso ha incaricato una società esterna di fare i rilievi nei negozi. I rilevatori si sono presentati dai commercianti, devono aver detto che si trattava di un censimento per la Tia, poi hanno effettuato la misurazione con gli strumenti elettronici e se ne sono andati. Adesso ai negozianti arrivano le fatture relative a quelle misurazioni». Tanto per fare un esempio, se un commerciante ha pagato la Tia negli ultimi cinque anni per un locale di 50 metri quadrati e dal censimento risulta che il negozio ne misura 55, Aamps ha inviato la cartella con la richiesta di pagamento della Tia (dal 2006 al 2010) relativa a quei cinque metri quadrati che non risultavano. «Vengono cifre enormi - dice Caroni - anche perché sono svariate annualità».
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