Gioco
Tia, cartelle pazze ai negozianti
Anna Cecchini
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Sopra: Stella Caroni. A fianco: una delle fatture inviate da Aamps In arrivo centinaia di fatture relative a un censimento degli spazi
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LIVORNO. È allarme tra i negozianti per l'arrivo di centinaia di cartelle della Tia relative agli ultimi cinque anni. Cartelle in cui si richiedono centinaia di euro per ogni annata, anche se i negozianti hanno già pagato regolarmente la tassa di igiene ambientale. A lanciare l'allarme è Stella Caroni di Sos cartelle esattoriali. «È un fenomeno - dice Caroni - che potrebbe assumere dimensioni enormi, visto che le richieste di pagamento stanno arrivando a numerosi esercenti». In pochi hanno capito a cosa si riferiscono queste ingiunzioni di pagamento. «Alcuni negozianti - prosegue Caroni - ci hanno fatto presente che nelle ultime settimane hanno ricevuto da Aamps alcune fatture della Tia, in cui si chiede di pagare somme intorno ai 350 euro per ogni anno solare dal 2006 al 2010». Immaginabili lo stupore e la preoccupazione: fatti due conti veloci hanno capito che Aamps sta chiedendo di pagare migliaia di euro. Partiamo dall'inizio. I commercianti nelle scorse settimane hanno ricevuto queste cartelle della Tia relative agli ultimi cinque anni. Qualcuno ha pagato, altri sono andati a ricercare le vecchie fatture della Tia, ricordandosi che per l'ultimo quinquennio la tassa di igiene ambientale l'avevano già saldata. Infatti hanno ritrovato le ricevute di pagamento. «Mi hanno portato le vecchie ricevute - spiega Caroni - e le fatture arrivate di recente. Qualcuno si è affidato a me per capire di cosa si tratta, così ho fatto richiesta di accesso agli atti ad Aamps, chiedendo di vendere copie dell'accettazione e delle notifiche ai commercianti». Grazie ai documenti forniti da Aamps si è chiarito a cosa si riferiscono le cartelle pazze in arrivo alle centinaia di commercianti della città. È emerso infatti che lo scorso anno Aamps ha effettuato una sorta di censimento dei negozi, per capire l'effettiva ampiezza dei locali e, sulla base di questo, ricalcolare la Tia. Il problema è che di questa operazione non ha informato i titolari degli esercizi commerciali. «È venuto fuori - dice Caroni - che Aamps l'anno scorso ha incaricato una società esterna di fare i rilievi nei negozi. I rilevatori si sono presentati dai commercianti, devono aver detto che si trattava di un censimento per la Tia, poi hanno effettuato la misurazione con gli strumenti elettronici e se ne sono andati. Adesso ai negozianti arrivano le fatture relative a quelle misurazioni». Tanto per fare un esempio, se un commerciante ha pagato la Tia negli ultimi cinque anni per un locale di 50 metri quadrati e dal censimento risulta che il negozio ne misura 55, Aamps ha inviato la cartella con la richiesta di pagamento della Tia (dal 2006 al 2010) relativa a quei cinque metri quadrati che non risultavano. «Vengono cifre enormi - dice Caroni - anche perché sono svariate annualità». Ma quello che Caroni contesta è il fatto che Aamps non abbia dato ai commercianti possibilità di fornire spiegazioni dell'eventuale aumento di metratura del negozio. «Ci sarà di certo qualche negoziante che ha fatto il furbo - dice Caroni -, ma la maggior parte sono persone che pagano la Tia sulla base delle planimetrie fornite dal catasto, che spossono non essere precisissime. E poi Aapms, dopo il censimento degli spazi, doveva notificare l'accertamento fatto e dare ai commercianti il tempo necessario (in genere 30 giorni), per dare la loro versione e spiegare perché l'ampiezza del negozio fosse cambiata». In pratica, secondo Caroni, Aamps chiede soldi ai commercianti (centinaia di euro a ognuno) per presunte violazioni di cui non erano neanche stati informati. «Per i commercianti - termina Caroni - che si sono rivolti a Sos cartelle esattoriali abbiamo avviato un'azione di autotutela. La mia ipotesi è che Aamps annulli le fatture relative al censimento e si riparta dal momento dell'accertemento delle metrature. Si dia il tempo ai negozianti di fornire spiegazioni e documenti e solo dopo Aamps mandi eventuali avvisi di pagamento. Il problema è che molti negozianti che hanno ricevuto queste strane cartelle sono già a rischio ingiunzione di pagamento».
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