Gioco
Nel Palazzo il quarto terremoto in 4 mesi
Mauro Zucchelli
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LambertiUdc e Lamberti flirtano col Pd, Sel e Idv guardano a Cannito e Rifondazione
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LIVORNO. Non bastava la crisi di mezz'estate: l'assessore Ritorni che se ne va; il sindaco che mette nel freezer la giunta e poi la sbrina perché c'è una delibera urgente da approvare; il Pd che ingaggia un braccio di ferro con il suo sindaco; l'Idv che fa fuori il suo vicesindaco; il nuovo super-assessore che arriva da Firenze. Non bastava il terremoto in casa Pd: via il segretario territoriale Di Rocca dopo dieci mesi, il nuovo timoniere bisogna andarselo a cercare a Cecina. Non bastava che lo sconquasso dei rapporti interni al centrosinistra rimbalzasse di nuovo su Palazzo civico: il sequestro della discarica del Limoncino salutato con un brindisi dallo stato maggiore dell'Idv è una sberla al Pd, si alza il sipario sulla crisi che rientra solo perché sono i giorni in cui a Roma si fa quadrato per mandare a casa Berlusconi... L'ultimo brivido. Mercoledì nel menù del consiglio comunale c'è la strategia nel settore rifiuti che, per il dopo-Aamps, punta su una aziendona interprovinciale. Una sorpresa? Solo per chi si era addormentato ai titoli di coda della puntata precedente: Pd, i vendoliani di Sel e i dipietristi di Idv si presentano ciascun per sé con posizioni differenti. L'ex sindaco Lamberti è lesto ad acchiappare al volo l'assist: insieme all'Udc vota con il Pd, Sel e Idv si trovano sulla lunghezza d'onda dell'opposizione di sinistra (Cannito e Rifondazione). Il sindaco si è cautelato concordando il piano con i sindacati ma ci sarebbero gli ingredienti per cucinare un cambio di maggioranza. Non nei bla bla ma nelle cose: niente è potenzialmente esplosivo come la ricetta con cui si vogliono governare le ex municipalizzate. Da un lato, perché si cammina sul filo fra l'esito del referendum (sì all'acqua pubblica) e la spinta filo-privatizzazioni che in una stagione di magra finanza pubblica torna a far sentire la propria sirena. Dall'altro, perché nel concreto del qui e ora bussa alle porte una sfilza di scelte-chiave come la gestione sovraprovinciale dell'immondizia, la maxi-azienda regionale dei bus, la gara sui tubi del gas (e c'è la patata bollente dell'ippodromo, con i lavoratori che chiedono chiarezza). Prove di feeling. Il Pd si sfila dal patto con Vendola e Di Pietro e abbraccia i centristi? Basti pensare all'attenzione con cui è stata vista la presenza del sindaco Cosimi e dell'ex vicesindaco Toncelli (buttato fuori dall'Idv) al debutto livornese dei filo-Montezemolo. La questione la pone anche l'Udc con il segretario provinciale Luigi Coppola: lo fa di sguincio, in risposta a Trotta che accusa i centristi di fare da stampella. «Noi siamo favorevoli alle liberalizzazioni e ci fa piacere che anche una parte della sinistra lo sia, non si capisce e su questo ha ragione Rifondazione, come possa sopravvivere una maggioranza, come quella che governa Livorno, che vede i principali protagonisti avere opinioni profondamente divergenti l'uno dall'altro». D'altronde, il sindaco Cosimi ha sempre rivendicato per sé uno «strabismo a sinistra». Come dire: anche quando siamo avversari, comunque tengo almeno un occhio verso Rifondazione e dintorni. Il Prc accusa. Eppure, sotto le insegne della falce & martello, adesso le accuse più dure arrivano da chi come Trotta ha un'anima "trattativista" che dialoga con il centrosinistra: «A Livorno gli unici a non essersi svegliati sono il sindaco, il Pd e le ben "misere" stampelle di Api e Udc». Di più: «La già debole coalizione votata dai livornesi due anni fa, malgrado le verifiche non esiste più e si continua a tirare a campare». Non è tutto. Spesso se c'è sul tavolo il Prg ecco le astensioni e le strizzate d'occhio: è accaduto con il Polo nelle legislature precedenti... I due forni. Il Pd vuol avere due forni (Sel-Idv e centristi) in cui cucinare il pane dettando le condizioni mettendoli in concorrenza fra loro? Non è solo tattica: così come Roma ha costretto alla pace il mese scorso, ora diventa il motivo per litigare. Non perché arrivi il diktat di Bersani o Di Pietro ma perché diverge il giudizio su quel che c'è da fare: governare con difficoltà il salvataggio di un Paese in bilico come la Grecia o mettersi in trincea contro forbiciate e sacrifici? Il sindaco Cosimi taglia corto: «Ho un programma e lo devo realizzare. Non ci sto al giochetto di chi in Regione fa il partito di governo e qui invece bada solo a acchiappare voti. Preferisco passare da prepotente e fare le cose piuttosto che rincorrere tutti in una mediazione sfibrante. Forse qualcuno non l'ha metabolizzata l'elezione diretta del sindaco». Solo in Comune. Trema Palazzo civico mentre (per ora) non si avverte il sisma a Collesalvetti, dove pure una inchiesta giudiziaria ha picchiato duro infilando il nome dell'ex sindaco Nicola Nista fra gli indagati per il caso piscine. In Provincia è in vista il cambio del capogruppo Pd (al posto di Bufalini andrà Del Bravo, Gambacciani o Mirabelli?) ma niente sconquassi nonostante Nista sia assessore provinciale: anzi, neanche l'opposizione urla più di tanto, forse per la stima personale di cui l'ex sindaco colligiano gode (ma anche perché l'accusa non è concussione bensì abuso d'ufficio e perché, come dice un dirigente Pdl, «noi non siamo giustizialisti»). Eppure dei due Palazzi è la Provincia quella toccata dalle inchieste giudiziarie: oltre all'assessore coinvolto nel caso colligiano, c'è la questione del Limoncino, quella dei presunti abusi nell'impiego dell'auto dell'ente e nell'utilizzo di computer.
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