Il Tirreno

Livorno

In un volume di Debatte la storia del "Fanale" di Livorno

Roberto Riu
Da sinistra Annamaria Mariotti Antonello Marchese e Laura Jelmini
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Da sinistra Annamaria Mariotti Antonello Marchese e Laura Jelmini

La sua mole inconfondibile, alta e slanciata, si erge sul mare di Livorno da oltre sette secoli: è il "Fanale"

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LIVORNO. La sua mole inconfondibile, alta e slanciata, si erge sul mare di Livorno da oltre sette secoli: è il "Fanale" (noto in origine pure come Fanale dei Pisani o Fanale Maggiore), l'antico faro che insieme al Monumento dei Quattro Mori, costituisce uno dei più noti simboli della nostra città. Del nostro faro e dei tanti altri manufatti similari che punteggiano la costa della nostra regione, da Marina di Carrara sino all'Argentario, parla appunto il volume "Fari di Toscana" presentato ieri pomeriggio presso lo Yacht Club.  Appena pubblicato dell'Editore Debatte, il volume racchiude le immagini scattate dal fotografo elbano Antonello Marchese, mentre i testi sono stati curati da Annamaria "Lilla" Mariotti, e da Laura Jelmini, mentre la presentazione è firmata da Vincenzo Onorato. Le origini del "Fanale" risalgono ai primi del Trecento quando fu innalzato dalla Repubblica di Pisa, all'indomani della disastrosa battaglia della Meloria, su progetto di Giovanni Pisano: e sebbene ricostruito nel dopoguerra, secondo Annamaria Mariotti, può essere ritenuto il più antico faro italiano (la famosa Lanterna di Genova risale al XVI secolo) e lo troviamo citato da Dante Alighieri (Divina Commedia, V canto del Purgatorio) e dal Petrarca nel suo poema "Itinerario Siriaco". Alto 52 metri e realizzato in pietra verrucana di San Giuliano il faro sembra costituito da due tronchi di cono sovrapposti, ma in realtà è formato da sette cilindri di diametro via via decrescente verso la cima. Scampato ai bombardamenti Alleati su Livorno durante la Seconda Guerra Mondiale, il faro fu demolito dai Tedeschi ritirata nel luglio del 1944 venendo poi fedelmente riedificato impiegando circa il 90% del materiale originario, mentre la rimanenza proveniva ancora dalle cave di pietra verrucana di San Giuliano: il faro ricostruito fu così inaugurato il 16 settembre 1956 alla presenza del Presidente delGiovanni Gronchi.

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di Redazione web