Il Tirreno

Livorno

Rivale in panchina e ultrà in superstrada

Federico Lazzotti
<b>TIFOSI VERONESI </b>Danno fuoco a un mezzo nel febbraio 2003 dopo essere stati bloccati all&#146;Interporto prima del match
◗
TIFOSI VERONESI Danno fuoco a un mezzo nel febbraio 2003 dopo essere stati bloccati all’Interporto prima del match

Non solo la politica divide le due realtà. Ultimi tafferugli nel 2003

3 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. Mettici la rivalità politica destra-sinistra, l'antipatia reciproca tra Mandorlini («E Mascia ce l'ha detto che....») e gli amaranto, aggiungici il precedente del 9 febbraio 2003 con mille tifosi scaligeri fermi all'Interporto di Guasticce perché metà erano senza biglietto e si capisce perché ci sono partite che hanno tanti significati e altrettanti rischi.  Livorno-Verona è una di queste. Dentro ci sono due città che in comune hanno la passione, il resto sono differenze. In principio erano artistiche: il teatro di Romeo e Giulietta di Shakespeare e la Cavalleria rusticana, opera firmata Pietro Mascagni. Oggi se un veronese viene a Livorno gli fai assaggiare il ponce del Civili, se ti presenti nei dintorni dell'Arena ti tocca buttare giù almeno un paio di Spritz. E se è ancora mattina, il massimo che puoi fare per limitare le conseguenze del tasso alcolemico è sostuire il Campari con l'Aperol.  Ma è tra i gradoni dello stadio che veronesi e livornesi sono e si sentono più diversi. Nella curva del Verona nessuno si scompone se spunta una croce celtica o se parte un «buu» verso un giocatore di colore, meglio se avversario. Stessa reazione al Picchi quando intonano l'inno sovietico oppure, com'è successo in diverse occasioni, durante il minuto di silenzio per i soldati uccisi in Iraq o Afghanistan quando partono i fischi.  È su queste due estremità che negli anni è stata costruità una rivalità che è sfociata, in più di un'occasione, in episodi di violenza. Come la prima giornata del campionato di serie B 2002/2003 al Bentegodi quando furono quattordici gli ultrà arrestati e due quelli denunciati. Per il ritorno di quella partita, datata 9 fabbraio 2003, in mille salirono sul pullman in Veneto per venire a Livorno e vendicare l'andata. Ieri più di oggi la città fu blindata, ma gli ultrà gialloblu non arrivarono mai all'Armando Picchi. Furono fermati all'Interporto perché da un primo controllo risultò che la metà di loro non aveva il biglietto. «O entriamo tutti o nessuno», dissero alle forze dell'ordine. Restarono fino a sera a Guasticce nonostante un centinaio cercasse di raggiungere la città a piedi percorrendo la Superstrada.  Ma quella domenica restò impressa nella memoria di tifosi labronici e forze dell'ordine perché gli ultrà amaranto chiusero fuori dallo stadio la Celere come vendetta per i Daspo arrivati in quella settimana.  Un clima rovente che conosce bene l'attuale tecnico del Verona Mandorlini che ieri non ha perso l'occasione per ribadire la sua ostilità verso Livorno e i livornesi. «Mi aspettano? Non c'è problema, mi troveranno», ha risposto a chi gli chiedeva conto della rivalità con la curva amaranto. Un'antipatia le cui radici risalgono a quando l'ex giocatore dell'Inter allenava lo Spezia in C1 e venne fuori la leggenda di una presunta relazione con una concorrente del Grande Fratello. Che Mandorlini smentì con una querela in tribunale. Da quel momento e dal coro che ne nacque i rapporti sono sempre stati tesi, oggi speriamo che nessuno se ne accorga, dentro e fuori lo stadio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore