Gioco
«Lavori fatti a regola d'arte»
Lara Loreti
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Limpianto delle piscine di Collesalvetti. In alto, Marco Valtriani Piscine, la difesa degli imprenditori: spesi oltre 5 milioni
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COLLESALVETTI. «I lavori per la costruzione delle piscine di Colle sono stati fatti a regola d'arte. Noi non siamo assolutamente d'accordo con quanto ipotizzato con la magistratura, cioè l'utilizzo di materiali scadenti, e respingiamo l'accusa». A parlare è l'avvocato Giovanni Alari, che nell'inchiesta dei carabinieri sull'impianto colligiano della Cittadella dello sport difende Claudio Martelli, vicepresidente della Cna, attivo nel settore degli impianti termoidraulici, civili e industriali, Luca Bernini, presidente della Cna comunale e socio di Lumar Impianti, Domenico Berti, costruttore, e Marcello Galligani, termoidraulico. L'inchiesta, partita a metà 2009, nei giorni scorsi è giunta a una svolta: sono state indagate e perquisite dieci persone, dall'ex sindaco Nicola Nista, accusato di abuso di ufficio insieme all'ex segretario comunale Riccardo Alonzo, agli imprenditori - tra cui i vertici della Cna - che hanno preso parte al progetto, accusati di truffa. Il gruppo di impresari, oltre ad aver preso parte al cantiere per la costruzione delle piscine, aveva delle cariche nelle società coinvolte nel progetto, ovvero la Sesport (che aveva ottenuto l'affidamento dei lavori dal Comune) la Gis (società ad hoc per la gestione) e la Ceal (il consorzio delle ditte). Il legale Alari, insieme all'avvocata Anna Francini che invece assiste il direttore della Cna, Marco Valtriani, dichiara la totale estraneità ai fatti dei suoi clienti. L'avvocato sottolinea come gli imprenditori che assiste siano tutti lavoratori (incensurati) noti per la loro onestà e professionalità. E proprio in virtù della buona fama che hanno raccolto in decenni di impegno nel lavoro, gli indagati prendono le distanze dall'ipotesi d'accusa che nei lavori di realizzazione del plesso sportivo siano stati usati prodotti di scarsa qualità e che siano stati costruiti impianti imperfetti o comunque scadenti. Un altro punto focale su cui si concentra la difesa è il nodo dei costi di realizzazione. Ricordiamo che nel momento in cui nel 2004 ha preso il via il progetto delle piscine a Colle, l'amministrazione si era fatta carico di una fidejussione di 4 milioni, sborsati dalle banche, di cui era garante. Secondo una perizia fatta successivamente dai tecnici del Comune (e su cui si basa l'accusa), in realtà l'impianto realizzato ne vale solo 2.5, con un gap dunque di milione e mezzo. Una valutazione che viene fermamente contestata dall'avvocato Alari: «Le piscine sono costate molto più di 2.5 milioni, i miei clienti non condividono le valutazioni della perizia del Comune. E sono più che certi di poter provare che il valore dell'impianto è di gran lunga superiore». Precisamente, come emerso dai conti fatti dalla Sesport (fallita lo scorso anno) e raccolti in sede civile dall'avvocato Luciano Barsotti che assiste il curatore fallimentare della società, per l'impianto sarebbero stati spesi oltre 5 milioni e 700. Alari infine precisa un terzo punto fomamentale, su cui secondo il pm, si baserebbe l'accusa di truffa: il presunto profitto (1.5 milioni appunto) che gli imprenditori avrebbero tratto dall'operazione: «I miei clienti non si sono messi in tasca niente. I soldi ottenuti sono finiti tutti nell'impianto. Confidiamo nella magistratura».
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