Gioco
L'ombra dell'Ici su 50mila famiglie
Gianni Parrini
Costerà in media 400 euro il ripristino ipotizzato dal governo
3 MINUTI DI LETTURA
A volte ritornano. La reintroduzione della famigerata imposta comunale sulla prima casa - meglio conosciuta come Ici - è una delle misure anti-crisi individuate dal premier Mario Monti per risanare i conti pubblici ed evitare la bancarotta. E così, molto presto il vecchio balzello tornerà a pesare sui portafogli di circa 50mila famiglie livornesi che dovranno sborsare in media 400 euro. È questa la stima previsionale fatta dall'Asppi, l'associazione dei proprietari immobiliari, che si dice preoccupata per il nuovo salasso. Di umore opposto, invece, l'amministrazione comunale che vedrà arrivare nelle proprie casse circa 16 milioni di euro. Ma andiamo con ordine.
Abolita mediaticamente in diretta tv da Berlusconi nella campagna elettorale del 2006 (e fattivamente due anni dopo), ora l'ombra minacciosa dell'Ici si allunga nuovamente sulle case degli italiani. «C'è grande preoccupazione tra i nostri associati - spiega Sirio Grassi, presidente Asppi Livorno - Siamo sempre stati contrari all'Ici, che nasce come tassa per pagare i servizi e in quanto tale dovrebbe gravare sui proprietari ma anche sugli inquilini. Anche il meccanismo di calcolo non ci ha mai convinto. Tuttavia, visto il momento di difficoltà del Paese vogliamo dare dimostrazione di responsabilità e lanciare un messaggio positivo». L'Asppi e i piccoli e medi proprietari livornesi, infatti, sono pronti a dire sì ad un'imposta progressiva, ma graduata in base al reddito, al valore catastale e al numero di immobili posseduti.
In pratica un'Ici riveduta e corretta, che in questa nuova veste appare più equa e di conseguenza fa meno paura. Ed è proprio su questa strada che il premier Monti sembra intenzionato a procedere, dopo l'accantonamento dell'"illusione tributaria" del taglio dell'imposta. Dal momento che non tutti i proprietari di un immobile classificabile come prima casa, dispongono dello stesso reddito o hanno accumulato la stessa ricchezza, l'imposta sarà strutturata seguendo il criterio della progressività. Il prelievo fiscale sarà probabilmente collegato all'Irpef del contribuente, eliminando l'esenzione totale (introdotta prima dal governo Prodi e poi estesa agli immobili più prestigiosi dal governo Berlusconi) per far posto a un meccanismo di detrazioni in grado di favorire i redditi più bassi.
Il tutto da realizzarsi introducendo aliquote Ici differenziate in base al valore catastale dell'immobile. E qui subentra un altro problema: a quanto risulta il governo sta pensando a una rivalutazione delle rendite catastali per adeguarle al valore di mercato degli immobili. Per essere svolta correttamente l'operazione richiederebbe una revisione degli estimi, ma visto che il tempo stringe, si procederà (come già avvenuto nel 1996) a un aumento generalizzato dal 10 al 20% delle attuali rendite, creando ingiustizie e disparità di ogni genere (ad esempio, tra case vecchie e case nuove).
In questo modo, anche se il Comune mantenesse l'aliquota sulla prima casa invariata rispetto al 2007, i cittadini dovrebbero pagare una cifra più alta. Secondo Asppi, l'esborso per le famiglie si aggirerebbe tra i 370 e i 400 euro: la stima è stata fatta calcolando una rivalutazione del 10% e applicando le aliquote in vigore fino al 2007. Se l'Asppi è pronta ad accettare un'Ici progressiva, totalmente contraria alla misura è l'Uppi: «L'Ici - spiega Patrizio Rossi, presidente provinciale dell'associazione dei piccoli proprietari - non è equa se colpisce la prima casa, che quasi sempre per il cittadino è fonte di oneri pesanti (imposte personali, mutui, Tia, etc. etc.) e mai di reddito. Oltretutto, l'imposta andrebbe a gravare indistintamente su un bene fondamentale e pertanto sarebbe di dubbia costituzionalità».
Abolita mediaticamente in diretta tv da Berlusconi nella campagna elettorale del 2006 (e fattivamente due anni dopo), ora l'ombra minacciosa dell'Ici si allunga nuovamente sulle case degli italiani. «C'è grande preoccupazione tra i nostri associati - spiega Sirio Grassi, presidente Asppi Livorno - Siamo sempre stati contrari all'Ici, che nasce come tassa per pagare i servizi e in quanto tale dovrebbe gravare sui proprietari ma anche sugli inquilini. Anche il meccanismo di calcolo non ci ha mai convinto. Tuttavia, visto il momento di difficoltà del Paese vogliamo dare dimostrazione di responsabilità e lanciare un messaggio positivo». L'Asppi e i piccoli e medi proprietari livornesi, infatti, sono pronti a dire sì ad un'imposta progressiva, ma graduata in base al reddito, al valore catastale e al numero di immobili posseduti.
In pratica un'Ici riveduta e corretta, che in questa nuova veste appare più equa e di conseguenza fa meno paura. Ed è proprio su questa strada che il premier Monti sembra intenzionato a procedere, dopo l'accantonamento dell'"illusione tributaria" del taglio dell'imposta. Dal momento che non tutti i proprietari di un immobile classificabile come prima casa, dispongono dello stesso reddito o hanno accumulato la stessa ricchezza, l'imposta sarà strutturata seguendo il criterio della progressività. Il prelievo fiscale sarà probabilmente collegato all'Irpef del contribuente, eliminando l'esenzione totale (introdotta prima dal governo Prodi e poi estesa agli immobili più prestigiosi dal governo Berlusconi) per far posto a un meccanismo di detrazioni in grado di favorire i redditi più bassi.
Il tutto da realizzarsi introducendo aliquote Ici differenziate in base al valore catastale dell'immobile. E qui subentra un altro problema: a quanto risulta il governo sta pensando a una rivalutazione delle rendite catastali per adeguarle al valore di mercato degli immobili. Per essere svolta correttamente l'operazione richiederebbe una revisione degli estimi, ma visto che il tempo stringe, si procederà (come già avvenuto nel 1996) a un aumento generalizzato dal 10 al 20% delle attuali rendite, creando ingiustizie e disparità di ogni genere (ad esempio, tra case vecchie e case nuove).
In questo modo, anche se il Comune mantenesse l'aliquota sulla prima casa invariata rispetto al 2007, i cittadini dovrebbero pagare una cifra più alta. Secondo Asppi, l'esborso per le famiglie si aggirerebbe tra i 370 e i 400 euro: la stima è stata fatta calcolando una rivalutazione del 10% e applicando le aliquote in vigore fino al 2007. Se l'Asppi è pronta ad accettare un'Ici progressiva, totalmente contraria alla misura è l'Uppi: «L'Ici - spiega Patrizio Rossi, presidente provinciale dell'associazione dei piccoli proprietari - non è equa se colpisce la prima casa, che quasi sempre per il cittadino è fonte di oneri pesanti (imposte personali, mutui, Tia, etc. etc.) e mai di reddito. Oltretutto, l'imposta andrebbe a gravare indistintamente su un bene fondamentale e pertanto sarebbe di dubbia costituzionalità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
