Il Tirreno

Livorno

I “forzisti” del Pdl: basta personalismi

«Siamo contro Barabino se rappresenta An»

Ludovica Monarca
Da sinistra: Palmerini, Ciacchini, Pazzaglia e Naldini
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Da sinistra: Palmerini, Ciacchini, Pazzaglia e Naldini

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 LIVORNO. «Il problema non è la possibile candidatura di Barabino, ma toni e modi usati da singoli e egoisti personalismi che hanno messo in evidenza le divisioni all'interno del partito». Così dalla sede del Pdl, i "componenti forzisti" provano a mettere un punto sul caos in cui naviga il partito in vista del congresso.  «Il Pdl - ha detto il capogruppo di Piombino Pazzaglia - nasce da un insieme di partiti e correnti, di cui fa parte anche una grossa componente moderata che negli scontri dell'ultimo periodo sembra essere stata messa da parte. Vogliamo ripartire creando un partito unito da rilanciare a livello provinciale». Dito puntato contro la scarsa utilità dei commissari, incapaci di fare chiarezza e limitare i danni, e sull'inesistenza di coordinatori a livello provinciale. «Ciò che avviene a Livorno si ripercuote in tutta la provincia, fino all'Elba. Il caso Amadio ne è la prova tangibile - ha tuonato Sironi, vice presidente consiglio comunale di Piombino -. Mi sarei aspettato una presa di posizione da Firenze e da Roma, ma così non è stato. E' ora di smettere di dare spazio a discussioni egoistiche. Adesso comanda chi si sveglia per primo». Nell'occhio del ciclone anche i tesseramenti a tappeto che vengono considerati da Sironi, «un mercato delle vacche. Il tesseramento a dieci euro non è serio. Il partito non ha bisogno di questo, ci vogliono dei referenti». I forzisti fanno dunque appello anche alle forze regionali perché intervengano. «Il problema base è alla struttura. Gli ex partiti confluiti nel Pdl non si sono uniti totalmente, riproducendo le proprie negatività - ha detto Attilio Palmerini -. La corrente di An ha cavalcato queste differenze creando confusione, è ora di premiare le persone che lavorano per unire un partito e non per dividerlo». Manca Tamburini all'appello, «ma solo perché in consiglio comunale - spiega Naldini che vuole mettere un punto definito al caos -. Siamo stati eletti per fare opposizione, non per parlare male dei nostri colleghi». E Barabino? «Non siamo né contro né a favore. Non è di certo così che si fa il nome di un candidato e ancora deve essere il congresso. Certo, se lui rappresenta il punto di riferimento di questa vecchia An non avrà il nostro supporto».

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di Redazione web