Il Tirreno

Livorno

Troppo spesso rifiutano di fare visite a domicilio e i genitori protestano ma i sanitari rispondono: «Prassi anacronistica»

Il pediatra non viene? «Via dall'Asl»

Gianni Parrini
Un bambino con la borsa del ghiaccio (foto archivio)
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Un bambino con la borsa del ghiaccio (foto archivio)

Federconsumatori chiede la revoca della convenzione con i medici per i bambini

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 LIVORNO. «Dottore, mio figlio ha la febbre alta. Può venire a visitarlo?» «No signora, lo copra bene e lo porti in ambulatorio». La storia ormai è nota: il bambino si ammala, i genitori chiamano il pediatra a casa per non far spostare la creatura febbricitante, ma nella stragrande maggioranza dei casi ricevono un rifiuto. E così Federconsumatori chiede all'Asl di procedere alla ricusazione dell'accordo siglato tra la Regione Toscana e la Federazione italiana medici pediatri (Fimp).  «Il rifiuto è quasi sistematico ed è a discrezione del medico - spiega Roberto Boschi, presidente dell'associazione - Le segnalazioni che ci sono pervenute sono numerosissime e ci stupiamo di come le istituzioni sino a oggi non si siano interessate alla vicenda». Tutto nasce dalla convenzione che lega i pediatri con la Asl6. «Per le visite domiciliari valgono gli stessi obblighi che regolano l'attività dei medici di famiglia - prosegue Boschi - Per questo motivo chiediamo un confronto con la direzione della Asl, la ricusazione della vecchia convenzione e la stipula di un nuovo accordo che impegni i pediatri che rispettino in primo luogo il paziente (anche se neonato) e soprattutto i genitori».  I pediatri convenzionati, dal canto loro non si scompongono e anzi appaiono quanto mai infastiditi dalla riproporsi della vicenda: «Basta, questo problema esiste soltanto a Livorno - spiega Franco Giuntini, segretario provinciale della Fimp - Le visite a domicilio sono anacronistiche. Saranno tre anni che non ne faccio e i miei pazienti sono più che soddisfatti: sanno che in ambulatorio possono essere trattati adeguatamente e sottoposti a esami più approfonditi, come l'emocromo».  I medici (salvo casi gravi) decidono di far andare i pazienti in ambulatorio assumendosi le proprie responsabilità secondo scienza e coscienza. Ma la questione è anche un'altra. Molti pediatri, infatti, oltre all'attività convenzionata con la Asl, svolgono legittimamente anche la libera professione. E in questi casi, la visita a pagamento, diventa un po' meno anacronistica: «In tal modo la salute diventa un fatto di disponibilità economica - spiega Boschi - Ci sono genitori, infatti, che potendoselo permettere preferiscono chiamare il medico a pagamento e far visitare il bambino a casa». Ricapitolando, dunque, il pediatra decide se effettuare la visita a casa e se il genitore non è soddisfatto può chiamare tranquillamente un medico medico a pagamento. Può capitare, però, che le due figure si sovrappongono: sui 15 pediatri convenzionati con la Asl6, alcuni svolgono anche la libera professione. «Ma non succede mai che il medico di base si faccia pagare da un suo assistito - spiega il dottor Paolo Biasci, segretario regionale della Fimp - In ogni modo le modalità di cura le stabilisce il professionista non il paziente: se diciamo alle madri di portare i bambini in ambulatorio è perché un po' di febbre non preclude la possibilità di uscire. Come mai i dermatologi e gli ortopedici non fanno visite a domicilio? La differenza non può essere certo un po' di temperatura. Inoltre - conclude Biasci - i genitori scelgono il pediatra a cui affidare il bambino e se non si fidano del suo giudizio possono cambiare».

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