Gioco
Consumatori contro i pediatri che non visitano a casa
La storia ormai è nota: il bambino si ammala, i genitori chiamano il pediatra a casa per non far spostare la creatura febbricitante, ma nella stragrande maggioranza dei casi ricevono un rifiuto
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«Dottore, mio figlio ha la febbre alta. Può venire a visitarlo?» «No signora, lo copra bene e lo porti in ambulatorio». La storia ormai è nota: il bambino si ammala, i genitori chiamano il pediatra a casa per non far spostare la creatura febbricitante, ma nella stragrande maggioranza dei casi ricevono un rifiuto. E così Federconsumatori chiede all'Asl di procedere alla ricusazione dell'accordo siglato tra la Regione Toscana e la Federazione italiana medici pediatri (Fimp).
«Il rifiuto è quasi sistematico ed è a discrezione del medico - spiega Roberto Boschi, presidente dell'associazione - Le segnalazioni che ci sono pervenute sono numerosissime e ci stupiamo di come le istituzioni sino a oggi non si siano interessate alla vicenda». Tutto nasce dalla convenzione che lega i pediatri con la Asl6. «Per le visite domiciliari valgono gli stessi obblighi che regolano l'attività dei medici di famiglia - prosegue Boschi - Per questo motivo chiediamo un confronto con la direzione della Asl, la ricusazione della vecchia convenzione e la stipula di un nuovo accordo che impegni i pediatri che rispettino in primo luogo il paziente (anche se neonato) e soprattutto i genitori».
I pediatri convenzionati, dal canto loro non si scompongono e anzi appaiono quanto mai infastiditi dalla riproporsi della vicenda: «Basta, questo problema esiste soltanto a Livorno - spiega Franco Giuntini, segretario provinciale della Fimp - Le visite a domicilio sono anacronistiche. Saranno tre anni che non ne faccio e i miei pazienti sono più che soddisfatti: sanno che in ambulatorio possono essere trattati adeguatamente e sottoposti a esami più approfonditi, come l'emocromo».
«Il rifiuto è quasi sistematico ed è a discrezione del medico - spiega Roberto Boschi, presidente dell'associazione - Le segnalazioni che ci sono pervenute sono numerosissime e ci stupiamo di come le istituzioni sino a oggi non si siano interessate alla vicenda». Tutto nasce dalla convenzione che lega i pediatri con la Asl6. «Per le visite domiciliari valgono gli stessi obblighi che regolano l'attività dei medici di famiglia - prosegue Boschi - Per questo motivo chiediamo un confronto con la direzione della Asl, la ricusazione della vecchia convenzione e la stipula di un nuovo accordo che impegni i pediatri che rispettino in primo luogo il paziente (anche se neonato) e soprattutto i genitori».
I pediatri convenzionati, dal canto loro non si scompongono e anzi appaiono quanto mai infastiditi dalla riproporsi della vicenda: «Basta, questo problema esiste soltanto a Livorno - spiega Franco Giuntini, segretario provinciale della Fimp - Le visite a domicilio sono anacronistiche. Saranno tre anni che non ne faccio e i miei pazienti sono più che soddisfatti: sanno che in ambulatorio possono essere trattati adeguatamente e sottoposti a esami più approfonditi, come l'emocromo».
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