Toscana
«Qui chi è violento viene ammirato»
F.Laz.
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DJ. In consolle (foto archivio) Nei locali capita di attaccare briga anche per uno sguardo
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LIVORNO. Prima i titolari delle discoteche guardavano l'abbigliamento. Se eri vestito male, stragiato detto alla livornese, restavi fuori. «Ora - racconta il proprietario di un locale livornese tra quelli più in voga - devi stare attento allo sguardo di chi vuole entrare. Ci sono ragazzi che hanno gli occhi cattivi. Si vede che stanno male. Che sono arrabbiati col mondo. Che hanno voglia di attacare briga per dare un senso alla loro serata. E appena capita l'occasione lo fanno. Non hanno paura di farsi male perché sono abituati a sentire il dolore. Hanno già preso qualche cazzotto e spesso sono pure ubriachi. E sanno che aggressività e violenza portano ad essere rispettati dagli amici e ad avere successo con le ragazze. Non importata più cosa sogni di fare, la gentilezza, la simpatia che trasmetti. E se gli dici qualcosa si girano e ti rispondono: "Dé ma io lavoro tutta le settimana e fo come mi pare"». Questa è la regola? «La regola no, perché ci sono ancora tanti ragazzi che vengono a ballare per divertirsi e recuperare le bimbe. Ma la violenza purtroppo è una tendenza in crescita. Fino a dieci anni fa la rissa capitava una volta ogni tanto. Adesso la metti in conto, fa parte della serata». Ma come nasce la scazzottata? «Basta uno sguardo. Passi in mezzo alla gente, uno ti fissa, l'altro gli va incontro alzano la voce e in un attimo si crea lo scompiglio. Oppure sono persone che si conoscono hanno avuto da ridire per qualcosa e la discoteca diventa il ring dove affrontarsi. L'altra sera uno è venuto da me con il labbro e un dente spaccati. Mi ha detto che si era girato un attimo e gli era arrivato un cazzotto in faccia. Poi cercava di giustificarsi. Ripeteva che non c'entrava nulla. Per la mia esperienza dico che se un ragazzo vuole restare fuori dai guai può farlo. Basta non rispondere alle provocazioni e girare i tacchi. Ma si torna al discorso iniziale che attraverso la violenza ottieni il consenso da parte dei tuoi simili». Qual è l'età critica? «Sono ragazzi che vanno a scuola oppure lavorano e vogliono sfogare la loro rabbia durante la notte. Fanno i duri ma in fondo sono ragazzini. Una sera ho avuto da discutere con uno di loro. Faceva il grosso, mi sfidava. Alla fine ho perso la pazienza e gli ho dato uno schiaffone. La settimana successiva è venuto da me, mi ha abbracciato e mi ha detto grazie». In tutto questo i locali che ruolo hanno? «Parlo per me: la situazione è drammatica. Io tengo aperto e rispetto le regole per dare ai livornesi un posto che spero sia anche di qualità per passare una serata. Invece ogni volta che accade una rissa ti viene voglia di chiudere tutto. Qualcuno lo ha già fatto. La depressione ti viene soprattutto quando vai all'estero. In posti come Ibiza nei locali regna il sorriso, il buon umore e c'è un'energia positiva. A Livorno non meritiamo nemmeno i pochi locali cha abbiamo».
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