Il Tirreno

Livorno

«Allergici alle regole e il furbo è trendy» Parola di esperto

Federico Lazzotti
<b>SEMINARIO </b>Alla Camera di Commercio Emanuele Rossi e il procuratore capo Francesco De Leo
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SEMINARIO Alla Camera di Commercio Emanuele Rossi e il procuratore capo Francesco De Leo

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 LIVORNO. Essere furbi è un vanto, non rispettare le regole un modo di approcciarsi alla quotidianità. Le conseguenze? Un vasta e sepre più numerosa effervescenza sociale che si concretizza nell'aumento dei reati d'impeto, contro il patrimonio e nelle piccole truffe. E le nuove generazioni? Senza regole. Con ragazzi che rivendicano i loro diritti senza avere doveri.  Un esempio concreto del ritratto della peggiore livornesità lo fa il procuratore capo della Repubblica Francesco De Leo parlando durante il seminario su "Legalità, costituzione, regole e territorio" organizzato alla Camera di Commercio dall'associazione IdeaLi.  «Quest'estate - ricorda - quando arrestammo la banda che faceva gli scippi sullo Scarabeo ci stupimmo perché si trattava di un gruppo di ragazzini tra i 18 e i 22 anni. La cosa sorprendente è che erano ragazzi di buona famiglia a cui, almeno sulla carta, non mancava nulla. Ma evidentemente arrivavano da situazioni di disagio in cui non c'erano le regole».  Una sitiuazione allarmante che Emanuele Rossi, docente di Diritto costituzionale alla scuola Sant'Anna di Pisa, sintetizza nella celebre frase: «Se vuoi fare come ti pare vai Livorno». Ma allora perché legalità e costituzione - si domanda il docente - sono un valore. «Ci sono tre motivi - risponde Rossi - che spingono a rispettare le regole: il timore delle sanzioni, la legittimazione dell'ordinamento e infine la condivisione. Solo attraverso quest'ultima risposta, però, posso capire la bontà delle regole e dunque osservarle e diffonderle».  La strada da percorrere la traccia il procuratore capo De Leo portando l'esempio di ciò che accade nelle scuole statunitensi. «Serve il confronto nelle scuole, il dibattito che accresce la cultura di ogni singola persona. Va bene l'educazione civica, ma non basta. Perché nelle scuole dove prima si imparavano le regole si sta perdendo l'educazione allo studio. Lo stesso accade nella famiglia che prima aveva un ruolo fondamentale e che invece adesso vede dei genitori lassisti che si dimenticano di dare delle regole ai figli».

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