Gioco
Quelli che non alzano bandiera bianca
Mauro Zucchelli
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Da sinistra: Flore e Simeone (Flyby) e il lavoro alla Rohan Italia di via dei Ramai Un'altra Livorno è possibile: piccole aziende crescono (fra high tech, profumi e caffè)
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LIVORNO. Bisogna prendere esempio da Giotto Bizzarrini, classe 1926: mentre con la sua Topolino C fa la spola fra Quercianella e l'Alfa Romeo di Arese attraverso l'Abetone, si ferma davanti allo stabilimento Ferrari di Maranello perché al cancello c'è Enzo Ferrari. Con sfrontatezza e irriverenza tutta labronica, inizia a chiacchierare con quell'uomo che è già un mito. Scocca la scintilla. Ferrari gli dice: «Caro Bizzarrini, a fare tutta questa strada con quel troiaio di macchina lei tanto intelligente non dev'essere ma di sicuro ha un coraggio che non la spaventa niente». Sarà il marchio di fabbrica dello stile Bizzarrini: l'ingegnere progettista usa il computer sì ma è soprattutto un artigiano che smonta, rimonta e soprattutto collauda di persona. Quella grinta si ritroverà nel marchio dell'aquilotto stilizzato che, a distanza di oltre 40 anni dalla chiusura della fabbrica, è ancora oggetto di culto, al punto che Google lo cita 2 milioni di pagine. La supercar deve sprigionare tutto lo sprint che ha: come gli scarronzoni alle Olimpiadi di Los Angeles o i risiatori alla conquista del carico a suon di remi e di braccia. Può essere lui l'emblema della Livorno che invece di lamentarsi si butta nell'avventura di creare qualcosa dal nulla: il motorismo labronico è una tradizione che dalla fabbrica Barison tocca anche Aurelio Lampredi, inventore del "bialbero Lampredi" che ha segnato una stagione intera dell'industria dell'auto. GLI EREDI DI GIOTTO I "figli" del genio di Bizzarrini non andiamoli a cercare fra le quattro ruote: è una beffa che poi il marchio Bizzarini sia finito lontano da Livorno e sparito dalla circolazione (anche se a 72 anni l'ingegner Giotto s'inventerà con uno staff dell'università di Roma una delle prime concept car ibride). Figurarsi che Rossignolo per la nuova vettura da produrre a Livorno è andato a stanare un marchio metà argentino e metà modenese... Uno dei livornesi che non alza bandiera bianca ha in realtà un nome e cognome persiano: Dario Nadimi Zahedami, 47 anni, figlio di un ex ufficiale della Marina dello Scià arrivato a Livorno in anni lontani. Ma l'intercalare è lo stesso dei ragazzi di Ardenza o Ovosodo e la sua azienda, a dispetto della denominazione international (Rohan Italia), è una piccola impresa nel mare magnum del Picchianti. Nipote di un commerciante di profumi per parte di madre («la profumeria Ceccherini in via Grande era un negozio storico della città»), parte dai banconi di vendita per acquisire tutta la filiera produttiva che dall'estrazione dei principi attivi naturali porta alla produzione di cosmetici così come di alimenti biologici e rimedi naturali. IN FINLANDIA COL CAMION E quando dice tutta, è proprio tutta la filiera. «Me ne sono andato con il camion da qui fino alla Finlandia, - dice Nadimi - portando i generatori e le apparecchiature per estrarre dalle piante nordiche germogli e linfa per i nostri prodotti. Lo so che ci prendono per matti, ma ho un modello d'impresa che non affida niente all'esterno: è solo così che si fa qualità davvero, altrimenti ci si limita a mettere negli astucci con il proprio marchio questo o quel semilavorato fatto da altri e tutto diventa puramente marketing e pubblicità. Noi no: anzi, il nostro outlet è in via dei Ramai accanto al luogo dove produciamo, ai clienti facciamo vedere i macchinari e questo è apprezzato». Poi aggiunge: «L'unico modo per tener testa alla crisi è innovare in tandem con l'università: noi siamo appena cinque, compresa la mia compagna ingegnere agronomo, siamo gli unici in Europa con questo genere di linfa di betulla». E anche il titolare sta in ufficio il sabato sera a completare gli ultimi imballaggi per un cliente... HIGH TECH QUI DA NOI Nella città che non si fa piegare dalla crisi c'è anche la Kayser, l'azienda aerospaziale della famiglia Zolesi: il quartier generale sulla provinciale per il Gabbro ospita spesso astronauti della Nasa. Di persona o in diretta satellitare con la stazione spaziale in orbita a 300 chilometri dalla Terra: peccato che il collegamento bisogna inventarselo tutte le volte, visto che la linea telefonica è ancora quella di quando i telefoni erano bianchi. Non sulle cornette anni trenta bensì sugli i-phone viaggia invece l'informazione (happysun.it) che la società Flyby offre ai bagnanti per sapere quanto stare sotto il solleone senza rischiare le scottature o, per chi va a caccia di spiagge da sogno, capire dov'è il mare più cristallino. Ma questo è solo uno spicchio del know how che la società di Banditella ha sul fronte della ricerca applicata, in particolare sul versante della fisica ottica. Risultato: nell'ultimo Forum italo-russo a Verona, il plenipotenziario del fondo Skolkovo ha indicato l'impresa labronica fra le sei aziende italiane high tech alle quali «la Federazione Russa guarda con estremo interesse». I SOMMELIER DEL CAFFÈ Sulle banchine di Livorno il caffè è arrivato la prima volta nel 1632 da Alessandria d'Egitto: è da fine Ottocento che lo vendono i Meschini. Enrico ne rappresenta la quarta generazione, è titolare di Arcaffè Estero e Le Piantagioni del Caffè: una singolare figura di industriale ecologista, che prima di entrare nell'azienda di famiglia nasce come ornitologo (con pubblicazioni su riviste scientifiche e in lizza con i Verdi al voto del 2009). «L'attenzione alla qualità non è un concetto astratto o una chiacchiera da pubblicità, vado personalmente a selezionare le piantagioni nei Paesi produttori, ogni anno faccio 2-3 viaggi di controllo». Insieme a Paolo Milani, livornese anche lui, un "sommelier" di caffè che è anche giudice assaggiatore nei campionati di settore, hanno inventato un sistema di assaggio tecnico dell'espresso che «garantisce un controllo stretto della qualità». «E' quel qualcosa in più che fa la differenza», dice Meschini, uno dei fondatori in Europa di quel "Docg del caffè" che è la Special Tea Coffee: «Siamo una piccola realtà in un mondo di grandi marchi, ma abbiamo una notorietà che va oltre i numeri che facciamo e ci fa conquistare nicchie di mercato anche dall'altra parte del mappamondo».
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